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Risiko bancario, Mps e la scelta del governo sulla “neutralità”

L’analisi su risiko bancario e il delicato ruolo del Mef

Risiko bancario, Mps e la scelta del governo sulla “neutralità”

Si avvicina una data chiave per quanto riguarda il risiko bancario italiano. Il prossimo 29 ottobre infatti è in programma l’assemblea di Mps. Il governo sulla questione ha già messo le mani avanti annunciando la sua “neutralità”. Ma la partecipazione del Mef del 4,86% in una maniera o nell’altra è destinata a incidere parecchio sullla formazione della maggioranza. Lo sottolinea La Repubblica in un’analisi dal titolo: “Banche, la chimera della neutralità”. Se, invece, – riporta sempre il quotidiano- il Mef partecipa e si astiene, l’effetto è diverso sul piano giuridico, ma può risultare analogo sul piano matematico del quorum deliberativo: l’astensione ordinaria non equivale a un voto contrario, ma le azioni dell’astenuto, non in conflitto, restano nel capitale rappresentato e quindi nel denominatore, senza concorrere al numeratore dei voti favorevoli.

Tra “neutralità” e “astensione” c’è quindi una differenza non di poco conto. Il socio che non interviene – prosegue La Repubblica – non entra nel capitale rappresentato sul quale si calcola la maggioranza, fermo il quorum costitutivo; quello che interviene e si astiene, invece, rimane nel denominatore e rende più elevato il numero di voti favorevoli necessario per approvare la deliberazione. Esiste poi la questione del Mef come azionista che deve vendere. L’offerta di Intesa ha portato le azioni Mps detenute dal Tesoro a valori che incidono sulla plusvalenza potenzialmente realizzabile. Se l’offerta venisse meno e il valore di mercato delle azioni si riducesse, il tema non sarebbe più soltanto politico. Secondo La Repubblica diventerebbe così un problema di gestione del patrimonio pubblico. Poi ci sarebbe eventualmente anche “la questione Golden Power, e su questo la parola “neutralità” è ancora più problematica“, conclude La Repubblica.