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Quattrosoldi/ Borsa, è ora di tornare sui finanziari. Ecco i titoli dalle cedole d’oro


 

Euro

Chiamateli se volete scherzi da “credit crunch”: mentre in tutta Europa prosegue la stretta sul credito che in Italia ha portato, secondo gli ultimi dati di Banca d’Italia, a registrare in gennaio un’accelerazione del calo dei prestiti al settore privato (-1,6% annuo da -0,9% di fine dicembre 2012), particolarmente accentuato per le imprese (-2,8% da -2,2%), ma dal quale non sono immuni nemmeno i prestiti alle famiglie (-0,6% da -0,5%), i titoli del risparmio gestito continuano a volare a Piazza Affari, con Azimut che segna un rialzo nell’ultimo anno del 77% (+21% negli ultimi tre mesi), Banca Generali che segna +45% (+10% a 3 mesi) e Mediolanum salita del 21% (+7% nell’ultimo trimestre).

Messa così suona come la conferma di quanto gli italiani sanno già da tempo, ossia che è più facile in questa fase vedersi fare offerte vantaggiose per aprire un deposito (sempre Banca d’Italia segnala come a gennaio il tasso di crescita dei depositi del settore privato sia aumentato al 7,7% annuo dal 7% di dicembre 2012) o sottoscrivere uno strumento di risparmio gestito che non concedere un prestito o un mutuo, cosa del resto comprensibile visto le previsioni di un ulteriore rallentamento dell’attività economica in Italia (e in tutta Europa) nel corso anche del 2013 e visto che nel frattempo le sofferenze continuano a correre (il tasso di crescita delle sofferenze è salito a fine gennaio al 17,5% annuo contro il 16,6% del mese precedente secondo i dati di Via Nazionale). 

Tuttavia, fanno notare gli analisti di Morgan Stanley che da qualche tempo hanno scommesso su una progressiva diversificazione sia dei risultati sia dell’andamento delle quotazioni dei maggiori titoli europei del comparto finanziario (che con febbraio ha concluso il terzo miglior semestre di sovra performance rispetto agli indici di mercato degli ultimi 30 anni), qualcosa si sta muovendo. “La qualità del credito è migliorata sostanzialmente, allentando il deleveraging in corso” spiegano gli esperti americani, ricordando come le Ltro prima e l’annuncio dell’Omt poi da parte della Bce abbiano consentito un netto calo degli spread pagati dalle banche sui propri titoli rispetto ai titoli di stato nazionali.

 

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Il costo del “funding” è dunque in calo, almeno per alcuni istituti, ma “la crescita dei prestiti alle imprese è al momento la peggiore degli ultimi 2 anni” ed appare sempre più condizionata “dalla debolezza della domanda”, mostrando in tutta Europa un’elevata correlazione con l’andamento del Pil che porta gli esperti a prevedere “un’ulteriore contrazione del credito nella prima metà del 2013”. Il rischio di una “balcanizzazione” del settore creditizio del vecchio continente, dunque, rimane, considerato che le prospettive economiche restano negative particolarmente per i paesi del Sud Europa, Italia compresa.  La buona notizia, spiegano gli analisti, “è che le correlazioni intra-settoriali sono diminuite”.

Tradotto significa che il mercato sta tornando a valutare le prospettive di crescita del business e dei risultati di ciascun singolo istituto europeo e non del settore “in blocco”. Questo purtroppo per i titoli italiani significa rimanere ancora dietro la lavagna rispetto ai maggiori concorrenti del Centro e Nord Europa e infatti tra i titoli “preferiti” di Morgan Stanley compaiono nomi come Bnp Paribas, Barclays, Credit Suisse, Dnb, Erste, Schroders, Standard Chartered e Sberbank, mentre tra i “meno favoriti” compaiono Mps e Banco Popolare, in compagnia di Commerzbank, Bme, Popular e Sabadell.

Lo stesso fenomeno di crescente diversificazione di risultati e andamento borsistico può valere per i titoli del risparmio gestito italiano? Morgan Stanley non lo dice, ma la reazione mostrata in settimana da Azimut dopo che la società ha annunciato di aver chiuso il 2012 con un utile netto raddoppiato a 160,6 milioni (dagli 80,4 milioni del 2011) e con ricavi in crescita a 433,6 milioni (da 325,7 milioni), risultati a fronte dei quali il Cda ha proposto di alzare il dividendo a 55 centesimi per azione (contro i 25 centesimi dello scorso anno) sembrano indicare che il processo di “stock picking” stia nuovamente acquistando importanza, anche se la correlazione a livello di settore resta elevata al momento, tanto che la settimana si è chiusa con un rialzo di quasi 5 punti per la società guidata da Pietro Giuliani, rispetto al mezzo punto scarso portato a casa da Banca Generali e al punto percentuale di calo segnato da Mediolanum.

Luca Spoldi