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Economia
Joycare ora conquista i Paesi emergenti. Made in Italy , turnover di successo
Joycare 1
 

Se c'è qualche cosa che non manca a Daniel Rizzo è l'ottimismo. Sì perchè in anni di deindustrializzazione verso i nuovi mercati, questo imprenditore che viene dall'Uruguay ha accettato la sfida di rilanciare il marchio italiano Joycare e di investire, tra le altre cose, su alcuni prodotti made in Italy, primo tra tutti il termometro hi-tech Fidati.

Quando ha preso in mano, nel 2009, le redini del comando acquisendo l'azienda, la precedente proprietà era finita in un vicolo cieco, ma il marchio aveva ancora la sua riconoscibilità nel settore dei piccoli elettrodomestici e della cura della persona. Il fatturato era sceso a 5 milioni ed i precedenti imprenditori avevano volentieri ceduto la mano. Daniel Rizzo, amministratore unico di Joycare Spa, ha rilanciato investendo sui nuovi prodotti, nuovi settori, tra cui prima infanzia e beauty professionale, e su nuovi mercati. Soprattutto, ha iniziato a riportare alcune importanti produzioni in Italia dalla Cina, dove la stragrande maggioranza dei produttori realizzano gli articoli.

Il nostro obiettivo? Raggiungere i 50 milioni di euro di fatturato nel 2016, con un ebit del 15%”. La cura di Rizzo è servita, perchè l'azienda è tornata a crescere e oggi conta 16 dipendenti con età media 35 anni, cui si aggiungono circa 60 agenti commerciali che lavorano fra l’Italia e le filiali estere. Ha un fatturato di 12 milioni di euro, con crescita a doppia cifra, con previsione di aumento a due cifre per il 2015. L'azienda ha lanciato nuovi marchi oltre al marchio ammiraglia Joycare, come Joyello, Exalta, Joycare Pharma, Joycare Baby, mentre la novità del 2015 sarà l'ingresso nel mondo dei piccoli elettrodomestici. I cataloghi si sono arricchiti di prodotti per il benessere, per l'estetica professionale, per la salute, per i bambini, per la casa.

L'azienda è passata quindi da un mercato per il 97% legato al canale dell'elettrodomestico, settore ad alto rischio in Italia, a una inedita molteplicità di canali con forte orientamento all'export: oggi il 70% del fatturato è sviluppato fuori Italia. Il break even si è abbassato da 7,5 milioni di euro a 5 milioni di euro, con conseguente aumento dei margini operativi. “Solo nel 2014 sono stati investiti ben 3 milioni di euro in nuovi prodotti - spiega Rizzo - di cui 400-500mila euro in ricerca & sviluppo. Le gamme si rinnovano di continuo: nel giro di tre anni tutti i prodotti vengono sostituiti con altri nuovi".

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