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Economia
File come nell'era dell'Urss. La verità sulla crisi russa

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

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Code fuori dai negozi per fare incetta di beni di consumo prima che il crollo del rublo ne renda proibitivo l'acquisto e prime file fuori dalle banche per ritirare i propri risparmi, mentre nelle filiali delle banche moscovite cominciano a scarseggiare i dollari, gli euro e gli yen. Immagini che ricordano la terribile crisi del '98, in cui al termine del deprezzamento della moneta russa, il Paese finì in default.

Mentre il premier Dmitri Medvedev in mattinata ha convocato una riunione di emergenza sulla crisi valutaria a cui stati invitati, oltre ai ministri economico-finanziari, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, i vertici delle autorità fiscali e i dirigenti delle maggiori società esportatrici dell'energia, a Mosca nei grandi centri commerciali si sono viste code di sovietica memoria, con i consumatori in fila per spendere il maggior numero possibile di rubli nel timore che perdano ulteriore valore.

La gente ha assaltato gli shopping center affrontando file anche di cinque ore nella notte, lasciando molti scaffali vuoti. Si vedono anche le prime file in banca per ritirare i risparmi e convertirli in dollari. Comportamenti la cui diretta conseguenza è la scarsità di dollari e di euro agli sportelli.

Come riporta Interfax, in alcune banche minori a Chelyabinsk non vi sono più nè euro, nè dollari e i rappresentanti degli istituti di credito ritengono "improbabile che tali valute ritornino nelle prossime 24 ore". Un dollaro, alla cassa della banca Bks, costa 92,99 rubli e un euro 107,99 più una commissione del 2% su acquisti fino a mille dollari o mille euro. Solo nelle banche maggiori, come Sberbank e Vtb 24, le valute estere si possono trovare ancora senza problemi e limitazioni.

A Khabarovsk, al confine con la Cina, un certo numero di bancomat con valuta, ieri, hanno bloccato le operazioni di ritiro e si è registrato un deficit non solo di dollari ed euro, ma anche di yuan e yen.

A causa della crisi valutaria, poi, nelle ultime settimane, la Russia è diventata centro dello shopping straniero nella regione. Dal momento che le monete di altri Stati non si sono svalutate tanto quanto quella russa e per il fatto che i commercianti non hanno ancora rivisto tutti i prezzi a rialzo, molti prodotti risultano piu' convenienti in Russia, che non in Kazakistan o Bielorussia. Come riporta l'agenzia Rbc, a novembre si è registrato un forte aumento della spesa di clienti da Armenia, Cina, Bielorussia, Kazakistan e altre repubbliche ex sovietiche. Gli armeni, per esempio, hanno comprato il 123,64% in più, rispetto a novembre del 2013, mentre il valore degli acquisti dei cinesi è aumentato dell'85,73% e sono concentrati in gioielli e orologi. Bielorussi e kazaki, invece, hanno iniziato già a ottobre a comprare in modo molto più attivo soprattutto automobili anche se i grandi distributori di auto straniere hanno sospeso la fornitura ai concessionari, dove le vendite sono state messe in standby per alcuni giorni.

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