
L’Italia rischia il downgrade se il governo Letta nel famoso traguardo del 2015 non sarà riuscito ad accelerare sulle riforme. L’avvertimento dell’agenzia di rating statunitense arriva nel giorno in cui ha confermato i rating BBB/A-2 assegnati al debito sovrano dell’Italia a lungo e a breve termine. “La conferma – indica Standard and Poor’s in una nota – riflette la valutazione di un’economia ricca e diversificata e i rischi di una ripresa fragile in un contesto di elevato debito pubblico”.
L’outlook, aggiungono gli analisti però, resta negativo. Così nell’arco dei prossimi 12 mesi ”c’è una possibilità su tre” che Standard & Poor’s decida un declassamento dell’Italia se il governo non ”implementerà politiche per la crescita”. Allo stesso modo, prosegue S&P, ”ritardi sostenuti nell’affrontare con efficacia alcune delle rigidità nel mercato del lavoro in Italia, nei servizi, nei mercati dei prodotti dove è frenata la crescita, potrebbero mettere sotto pressione il nostro giudizio”. Ma ”potremmo migliorare l’outlook a ‘stabile’ se, al contrario, il governo italiano sarà in grado di attuare quelle riforme strutturali nel mercato del lavoro, dei servizi che porterebbero l’economia italiana a un livello più alto di crescita”, conclude l’agenzia.
Per il 2014 e il 2015 l’agenzia prevede solo una debole ripresa del Pil reale rispettivamente dello 0,4% e dello 0,9%, mentre in termini nominali prevede una crescita media appena superiore all’1% nel 2014 (contro un’attesa del 3% da parte dell’esecutivo Letta) e inferiore al 2% nel 2015 e nel 2016. Una tendenza che “potrebbe impedire al governo di invertire il trend di crescita dell’indebitamento pubblico”. Visti “i diversi livelli di convinzione da parte delle forze politiche in Italia sull’urgenza delle riforme” del lavoro – come dei settori dei servizi, dell’energia e delle normative fiscali – l’agenzia si dice incerta sulla possibilità che queste vengano realizzate nel corso del prossimi due anni.
Standard and Poor’s definisce uno “sviluppo costruttivo” le misure di riduzione del cuneo fiscale previste dalla legge di stabiltià, “tuttavia – nota – riteniamo che gli effetti di questi tagli saranno relativamente limitati, allo 0,2% del Pil”. Il deficit pubblico viene previsto al 3% del Pil nel 2013 e a un livello simile l’anno prossimo contro il 2,5% previsto dal Governo: una differenza che si spiega con una previsione meno ottimistica sulla crescita.

