Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Sapelli: “Risiko bancario? Da Intesa operazione da manuale. Occhio a Generali: è l’aorta tra capitalismo Italiano e Ue”

Sapelli: “Risiko bancario? Da Intesa operazione da manuale. Occhio a Generali: è l’aorta tra capitalismo Italiano e Ue”

L’economista e storico commenta ad Affaritaliani le ultime mosse di Intesa e Banco Bpm su Mps. L’intervista

Sapelli: “Risiko bancario? Da Intesa operazione da manuale. Occhio a Generali: è l’aorta tra capitalismo Italiano e Ue”
Giulio Sapelli

Risiko bancario, Sapelli: “Con poche grandi banche il cittadino ci guadagna molto poco”

“Ci fossero state battaglie bancarie di questo tipo vent’anni fa, saremmo diventati un Paese molto meno sfortunato di quello che siamo stati”. Così Giulio Sapelli, economista e storico di fama internazionale, commenta ad Affaritaliani il grande risiko che sta ridisegnando gli equilibri della finanza italiana. Secondo Sapelli, il consolidamento in corso rappresenta un segnale di maturità del sistema: dietro le operazioni in atto convivono logiche industriali, interessi strategici e rapporti di forza, ma all’interno di un quadro di regole che appare più trasparente e ordinato rispetto al passato.

Alla domanda se il risiko bancario sia guidato da logiche industriali o da equilibri di potere finanziario, Sapelli risponde: “C’è un po’ di tutto. È una questione molto complessa nella quale operano certamente logiche economiche e regolamentari. Mi pare che tutti gli attori si muovano all’interno di una buona governance, e questo è un fatto positivo. Le strategie sono profondamente diverse, ma siamo davanti a un passo avanti rispetto al passato”.

Leggi anche: “Mps non è una preda di Intesa e Bpm, ma l’asset strategico. Anche Unicredit nel radar del nuovo risiko”

Per l’economista il sistema sta andando verso una fase di consolidamento che si svolge nel rispetto delle regole: “Ci sono gruppi che si confrontano, ma mi pare che tutti rispettino le regole del gioco. L’operazione di Intesa Sanpaolo, con la disponibilità a dismettere alcuni asset per rispondere alle esigenze dell’Antitrust, è quasi un’operazione da manuale. Certo, esiste anche una lotta di potere all’interno della nazione e tra diversi sistemi capitalistici”.

In questo contesto, Sapelli richiama il ruolo della Francia e di Crédit Agricole: “Non dimentichiamo che gli italiani sono il popolo più risparmiatore d’Europa. Il nostro risparmio è estremamente appetibile ed è comprensibile che una parte del capitalismo francese voglia avere un ruolo nella sua gestione. Tuttavia tutto questo avviene all’interno di un sistema di regole e in maniera abbastanza trasparente”. L’economista vede inoltre con favore il fatto che le divergenze emergano apertamente: “Anche i contrasti sui manager o sulle strategie vengono espressi pubblicamente. Meglio così che assistere a giochi sotterranei. Oggi le posizioni vengono dichiarate e discusse apertamente”. Sul ruolo centrale assunto da Generali nelle grandi manovre finanziarie, Sapelli non ha dubbi: “Perché è il collegamento, l’aorta che unisce il capitalismo italiano a quello europeo e a quello mondiale. Inoltre detiene la parte più stabile e consistente del risparmio degli italiani”.

Alla domanda su come immagina il sistema bancario italiano tra uno o due anni, Sapelli risponde: “Lo vedo sicuramente più concentrato”. Un’evoluzione che, a suo giudizio, si accompagna però alla progressiva scomparsa delle piccole realtà creditizie locali. “Il problema è che abbiamo progressivamente perso una componente essenziale: le piccole banche locali. Erano un patrimonio storico straordinario. Le casse rurali e il credito cooperativo hanno resistito meglio, ma negli anni si è progressivamente indebolita una realtà che rappresentava una delle grandi forze del nostro sistema economico. Basta guardare alla Germania per capire quanto siano importanti le banche territoriali”, spiega l’economista. Secondo Sapelli, proprio l’assenza di una forte rete bancaria locale rischia di penalizzare cittadini e imprese. Alla domanda su quali vantaggi possano derivare ai clienti dalla presenza di pochi grandi gruppi, la risposta è netta: “Molto pochi. Il cittadino ha bisogno delle grandi banche, ma ha bisogno anche di una rete di piccole banche locali, vicine al territorio e alle persone”.

Leggi anche: Risiko bancario, Rinaldi: “L’Opas su Mps è molto più di un’acquisizione”. Ecco cosa c’è davvero in gioco

Infine, interpellato sul ruolo dello Stato in MPS, Sapelli invita a evitare letture ideologiche: “Bisogna valutare caso per caso. Lo Stato ha risanato MPS, ha investito molte risorse pubbliche e non vedo nulla di straordinario in questo. Succede anche in altri Paesi, compresi gli Stati Uniti”. Per l’economista, dunque, non sarebbe scandaloso mantenere ancora per qualche tempo una presenza pubblica nell’istituto senese: “Mi sembra normale che, dopo essere intervenuto pesantemente per salvare la banca, lo Stato possa anche recuperare una parte delle risorse impiegate. Se restasse ancora per un periodo e ne traesse un beneficio economico non ci vedrei nulla di anomalo. Mi sembra semplicemente un ragionamento di buon senso“.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ECONOMIA