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Economia

di Ernesto Vergani

Il dibattito sullo sciopero generale proclamato dalla Cgil e dalla Uil per il 12 dicembre, che si aggiunge allo stillicidio di scioperi nel mentre, si accanisce sul Jobs Act e in particolare sulla questione dell’articolo 18.
Sarà l’urgenza della situazione che impone scelte radicali soprattutto a vantaggio dei giovani, ma ci si dimentica (chissà quanto consapevolmente e/o inconsapevolmente sia da parte del governo che dei sindacati) di affrontare le questioni della ridistribuzione del reddito (non in senso egualitario-massimalista) e dell’energia.

Internet e l’innovazione hanno creato tanti posti di lavoro (un ipotetico neo sociologo marxista parlerebbe di nuovo mezzo del capitale per affermarsi). Oggi la quantità dei dati, grazie in particolare a mobile e cloud, raddoppia di due anni in due anni. Cionondimeno stanno nascendo tecnologie quali il Software-defined networking (SDN) che è un po’ il corrispettivo dei robot nell’industria che hanno soppiantato l’operaio. Si pensi poi a che cosa rappresenta già oggi l’intelligenza artificiale.

Intanto gli Stati Uniti hanno superato la crisi (oltreoceano si respira una sensazione inimmaginabile per un italiano). Le aziende degli Stati Uniti, che avevano delocalizzato la produzione in Cina, stanno tornando a produrre in patria e danno lavoro. A ciò contribuiscono il fatto che il costo del lavoro in Cina è troppo alto (gli operai si sono imborghesiti, vogliono sempre di più e inevitabilmente vorranno la democrazia), la comodità e i costi ridotti della logistica  e soprattutto lo shale gas, il gas estratto dalle rocce tramite perforazione o fratturazione idraulica (il che va detto per completezza comporterà alla lunga problemi ambientali).

In futuro ci saranno sempre meno persone che lavoreranno. Lavoreranno le persone più preparate e specializzate, i giovani di oggi, anche e in particolare nel manufatturiero, un po’ come sta avvenendo negli Usa.  Lo Stato dovrà garantire un reddito minimo garantito. Ciò comporterà anche una riduzione dei bisogni superflui, uno stile di vita meno consumistico. Un simile esperimento è in via di sperimentazione nella Regione Friuli Venezia Giulia.  La premessa però è negativa, è un’operazione che mira a scongiurare la povertà non ad anticipare ed educare a uno scenario futuro. Alcuni economisti hanno calcolato che il reddito minimo garantito (600 euro netti) costerebbe 15-17 miliardi contro i 10 per l’attuale bonus di 80 euro. Per quanto riguarda il futuro energetico del Paese, i sindacati sembrano sostanzialmente escludere tale argomento nelle loro analisi, mentre  da parte del governo  (al di là dei  viaggi di Renzi in Africa e in Asia centrale) c’è poca chiarezza circa quanto si intende fare.

 

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