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Shein, debutto choc a Hong Kong: il titolo crolla dell’8%. La fast fashion paga dazi e stretta normativa

L’Ipo non convince il mercato nonostante il forte ridimensionamento della valutazione. L’utile netto è sceso del 39% nell’ultimo anno e nel primo trimestre la società ha chiuso in rosso

Shein, debutto choc a Hong Kong: il titolo crolla dell’8%. La fast fashion paga dazi e stretta normativa
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Shein inciampa al debutto in Borsa: -8% a Hong Kong. Investitori freddi sul colosso del fast fashion

Il fast fashion sconta i suoi problemi in Borsa. Nel primo giorno di contrattazioni a Hong Kong, dopo il collocamento, i titoli di Shein, gigante cinese del settore hanno registrato un calo dell’8%, con gli investitori preoccupati per l’impatto delle difficoltà che hanno a lungo ritardato la sua quotazione in borsa e ne hanno minato i vantaggi competitivi.

Nota a livello globale per la vendita di abiti a 10 dollari, Shein ha subito un duro colpo a causa delle modifiche alle tariffe e ai dazi negli Stati Uniti e in Europa.

Il titolo è stato scambiato  a circa 48  dollari di Hong Kong con una capitalizzazione di mercato della società di circa 26 miliardi di dollari, ben al di sotto del picco raggiunto nel 2022 di quasi 100 miliardi di dollari. Da sottolineare che il fondatore e amministratore delegato Sky Xu non ha commentato si è rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti. 

“Penso che il debole esordio dimostri che, anche dopo l’enorme ridimensionamento della valutazione, gli investitori continuano a non considerare Shein come un titolo conveniente”, ha detto Charu Chanana, capo stratega degli investimenti presso Saxo. Nonostante i timori sulla crescita, tra gli investitori esistenti che hanno partecipato all’Ipo figuravano il family office Willett Advisors del miliardario Michael Bloomberg, l’imprenditore e investitore miliardario francese Xavier Niel, Microsoft e il Vision Fund di SoftBank .

L’analista di Saxo ha inoltre precisato che Shein è stata valutata 15 volte gli utili futuri, più del doppio del multiplo di PDD , proprietaria della rivale Temu e dunque  “agli investitori è stato chiesto di pagare un premio nonostante una visibilità di crescita più debole e significativi rischi normativi e commerciali”.

L’importo venduto al collocamento rappresenta circa il 6,6% del capitale. I problemi sul piatto sono tanti. Il più evidente  la fine all’esenzione dai dazi “de minimis” per le spedizioni e-commerce inferiori a 800 dollari negli Usa, che aveva alimentato il modello di invio diretto di Shein. Inoltre l’Unione Europea ha recentemente seguito l’esempio, imponendo dazi  sui pacchi di basso valore. Il risultato non si è fatto attendere: l’utile netto di Shein è sceso del 39% lo scorso anno e nel primo trimestre l’azienda ha chiuso i conti in rosso.

Per rimediare l’azienda sta cercando di espandersi oltre il proprio marchio di fast fashion ultra-economico, avendo ampliato il proprio marketplace alle terze parti e acquisito Everlane, un marchio di abbigliamento statunitense, a maggio.

Nel prospetto informativo presentato per il collocamento Shein ha specificato di voler offrire servizi di marketplace a un numero maggiore di marchi, seguendo l’esempio della francese Pimkie e del britannico Missguided, che ha acquisito nel 2023.

L’Ipo ha aiutato l’azienda a compensare i primi investitori che avevano investito a valutazioni molto più elevate. L’azienda  ha infatti pagato a questi ultimi un totale di circa 3,5 miliardi di dollari e ha apportato adeguamenti a favore di alcuni azionisti privilegiati. La quotazione in Borsa, secondo gli analisti, non è solo un’operazione di raccolta fondi, ma è anche, soprattutto, un evento che riguarda la struttura del capitale della società.

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