Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Shein, la Cina sfida la Francia: “Stop alle sanzioni o ci saranno conseguenze”

Shein, la Cina sfida la Francia: “Stop alle sanzioni o ci saranno conseguenze”

Pechino chiede la sospensione immediata delle nuove penalità sulla ultra-fast fashion e accusa Parigi di applicare “doppi standard”. Nel mirino soprattutto Shein e Temu.

Shein, la Cina sfida la Francia: “Stop alle sanzioni o ci saranno conseguenze”

La Cina alza il tono contro la Francia sulle nuove misure contro la cosiddetta ultra-fast fashion, che colpiscono di fatto soprattutto le grandi piattaforme asiatiche come Shein e Temu. Pechino ha chiesto a Parigi di sospendere “immediatamente” le nuove sanzioni e di “risolvere adeguatamente le differenze” sul commercio tessile sostenibile. A intervenire è stata la portavoce del ministero del Commercio cinese, Huang Ling, durante il briefing settimanale. Pechino chiede inoltre alla Francia di garantire “un ambiente commerciale equo e non discriminatorio per le aziende cinesi”. Il messaggio è accompagnato da un avvertimento: se Parigi manterrà in vigore le nuove misure, la Cina adotterà “le misure necessarie” per tutelare i diritti e gli interessi delle proprie imprese. La Francia, ha aggiunto Huang Ling, dovrà assumersi “tutte le conseguenze” derivanti dalla sua decisione.

La stretta francese sulla ultra-fast fashion

Dal 1° settembre la Francia ha introdotto un sistema di penalità per i prodotti riconducibili alla ultra-fast fashion. Il meccanismo prevede importi che, nel 2026, possono arrivare fino a 12 euro per alcuni capi e tiene conto non solo dell’ampiezza dell’offerta commerciale, ma anche di fattori come la possibilità di riparare i prodotti e gli incentivi alla loro durata. La misura non è formalmente rivolta a singoli Paesi o aziende, ma interessa soprattutto i grandi operatori asiatici del settore, a partire da Shein e Temu, caratterizzati da cataloghi estremamente ampi e da un’elevata frequenza di nuovi prodotti.

Secondo il ministero del Commercio cinese, però, la normativa francese applica “doppi standard” e potrebbe violare il principio di non discriminazione previsto dalle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), utilizzando criteri ambientali e di sostenibilità come giustificazione.

Parigi vuole estendere il modello all’Europa

La Francia punta intanto ad allargare il meccanismo a livello europeo. Parigi ha già sostenuto l’introduzione della tassa europea sui piccoli pacchi provenienti dall’estero e sostiene che, sulla base dei dati preliminari delle dogane comunitarie, queste spedizioni si siano ridotte del 30-40% dall’entrata in vigore della misura all’inizio di luglio. La nuova offensiva francese si inserisce così in una stretta più ampia contro il modello della moda a bassissimo costo e ad altissima rotazione, mentre la Cina considera le nuove regole un possibile ostacolo al commercio e minaccia una risposta se Parigi non farà marcia indietro.

LEGGI LE NEWS DI ECONOMIA