Shein soffre i dazi di Europa e Usa, il titolo crolla in Borsa
Il fast fashion si arena sui dazi posti da Europa e Usa su merci e pacchi di basso valore. Il risultato è che Shein, il colosso cinese del settore, vede le sue azioni in ribasso del 27% dal giorno della quotazione in Borsa il 1 settembre scorso. Infatti gli analisti prevedono che le tariffe doganali incideranno negativamente sulla sua attività in mercati che rappresentano circa un terzo dei ricavi.
Nel secondo trimestre la società ha registrato un fatturato di 11,08 miliardi di dollari, con i ricavi in Europa in calo del 13,9% a 3,77 miliardi e quelli negli Stati Uniti in calo del 6% a 2,5 miliardi. Il fatturato complessivo è cresciuto dello 0,9% rispetto a un anno fa, poiché la crescita in America Latina ha compensato i cali nei mercati principali.
Ma non è bastato dato i margini si sono ridotti al 2,1%, nel secondo trimestre, dal 6,2% di un anno fa, principalmente a causa del conflitto in Medio Oriente che ha fatto salire i prezzi del petrolio e i costi di trasporto, determinando un aumento del 18,1% delle spese di spedizione. Quanto ai rimedi per arginare la situazione l’ad e presidente Sky Xu, ha detto che la società intende puntare su capi di abbigliamento di fascia di prezzo più alta per aumentare la redditività, ampliando i marchi controllati, anche attraverso acquisizioni.
Shein, famosa per la vendita di abiti a 5 dollari e jeans a 10 dollari e per sconti permanenti, era già stata costretta ad aumentare i prezzi negli Stati Uniti lo scorso anno, quando l’amministrazione Trump ha posto fine alla “de minimis”, l’esenzione dai dazi per i pacchi e-commerce di basso valore, e quest’anno si trova ad affrontare la stessa sfida in Europa.
L’Ue ha infatti imposto dazi sugli ordini online: 3 euro per codice doganale, per un totale di 15 euro se un acquirente acquista cinque tipi diversi di articoli in un unico ordine, facendo diventare poco conveniente acquistare abiti di poco prezzo sul sito della società cinese.


