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Economia
Adieu Siena/ Gli Aleotti vendono il 3% di Mps e limitano le perdite

Erano entrati il 27 marzo del 2012,  subito dopo il rinnovo dei vertici della banca e l'avvio dell'azione di risanamento dell'amministratore delegato Fabrizio Viola. E lo avevano fatto acquistando (tramite Finamonte Srl) dalla Fondazione Montepaschi, a caccia di liquidità per ripianare i debiti con le banche e desiderosa di piazzare in mani amiche le quote della banca conferitaria, il 4% del capitale di Mps: in quell'occasione, la famiglia Aleotti, proprietaria della casa farmaceutica Menarini, aveva sborsato 170 milioni in tutto pagando un'azione 0,37 euro.

Con un posto in consiglio di amministrazione nella nuova era targata Profumo (Alberto Giovanni Aleotti), la famiglia fiorentina era candidata a diventare uno dei principali soggetti con cui la Fondazione senese, destinata a scendere sotto la soglia della maggioranza assoluta del capitale, intendeva costituire lo zoccolo duro di azionisti italiani per mettere al riparo il gruppo creditizio da incursioni esterne, ora che la banca fosse diventata contendibile.

E invece a sorpresa in mattinata la Consob ha comunicato che mercoledì scorso 5 marzo (proprio il giorno in cui il titolo Mps ha fatto segnare un +19% a Piazza Affari con forti volumi negli scambi) la famiglia Aleotti ha ridottola propria partecipazione nella banca, passando dal 4 all'1,034%. Dando un volto a uno dei venditori forti che hanno dato uno scossone al titolo. La riduzione della quota spiazza gli investitori, anche perché sul mercato si ipotizzava una loro presenza stabile nell'azionariato o perfino un aumento della quota dopo la ricapitalizzazione da 3 miliardi a cui andrà incontro la banca a giugno per restituire i Monti bond.

Invece, secondo gli analisti interpellati da Affaritaliani.it, gli Aleotti che a causa dell'andamento del titolo stavano già incamerando una forte minusvalenza sull'investimento (di circa 69 milioni con il titolo che viaggia sui 0,22 euro), hanno preferito vendere per limitare le perdite prima dell'aumento che li avrebbe costretti a sottoscrivere per evitare un forte effetto diluitivo.   

Resta infine da capire chi siano stati i compratori delle quote altre quote del capitale della banca la scorsa settimana. Fonti finanziarie suggeriscono l'interesse di hedge fund inglesi e americani, ma anche di soggetti mediorientali.

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