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Economia
Sindacati: qualcuno crede davvero che siano inutili?

La ricetta perfetta per guadagnarsi un po' di spazio sui giornali? Unisci il termine dipendenti pubblici a sindacato, afferma che in questo Paese una certa politica e certo sindacato sono alleati nel non fare nulla, alza un po' la voce nel tentativo di arrivare a vette irraggiungibili di vis polemica per eguagliare l’ineguagliabile Vittorio, che però in trenta anni ne ha azzeccate davvero tante, e avrai raggiunto almeno l’obiettivo di fare parlare un poco di te.

Già nei giorni precedenti il primo maggio 2019 questo politico italiano del quale non riesco a capire l’evoluzione politica e soprattutto mi sfugge l’attuale collocazione al momento di scrivere queste mie riflessioni, ha posto un quesito retorico chiedendo a cosa possa servire oggi questo sindacato, da lui definito la trimurti. Domanda talmente retorica la sua perché la lettura della sua dichiarazione porta inevitabilmente alla risposta secca e concisa che lui stesso ha prefigurato: non serve a nulla.

Ovviamente rispetto il pensiero di tutti ma il rispetto non comporta necessariamente la condivisione di una posizione malpancista, ripetuta appunto in queste ultime ore, frutto forse di antipatia e di un pressapochismo che non ci si aspetterebbero da chi, proprio per la sua variegata e frastagliata vita politica, dovrebbe sapere approfittare dei diversi punti di osservazione per tirare fuori un ragionamento che non sia fatto di generiche affermazioni da bar dell’angolo.

Il suddetto politico, o forse ex politico, a maggio 2019 partiva dal dato, da lui definito impietoso, delle iscrizioni ai sindacati, impietoso in quanto spietato, inesorabile nel calo dei soggetti titolari di tessera. Dimenticava però, e credo dimentichi ancora oggi, che l’iscrizione ad un sindacato è un atto libero e volontario così come lo è il ritiro della delega.

Proseguiva poi affermando, ritengo incautamente, che giovani, disoccupati, sottoccupati, stragrande parte dei lavoratori del privato, nulla hanno a che vedere con la triplice sindacale. E questo lo andasse a dire ai lavoratori atipici che hanno una delle rare tutele proprio nel sindacato oppure lo andasse a dire ai lavoratori delle aziende in crisi che sicuramente non vedono tutele nella latitanza che contraddistingue l’operatività di certa politica nelle vertenze di lavoro.

Concludeva poi affermando che la trimurti, neanche fosse una divinità esotica maligna, la butta in politica e si mette a parlare di razzismo ed immigrazione e la vede colpevole di giaculatorie pro Europa. Proprio lui che era stato paneuropeo con la Rosa nel pugno, poi liberale e liberista, aderendo successivamente al partito conservatori e riformisti neanche fosse un ossimoro vivente, un agguerrito pacifista dalla fredda passione e incline al tacito tumulto.

Dunque un anno fa apprendevamo con interesse che temi quali razzismo ed immigrazione devono essere proscritti, ovvero vietati, alle organizzazioni sindacali le quali, vivendo ormai noi tutti in un’epoca di globalizzazione, non devono ammorbarci ulteriormente essendo loro, i sindacati, ormai deboli ed ancor più inadeguati nel rappresentare chicchessia alla luce dei nuovi contesti dei mercati globali e delle identità perdute.

Quegli stessi sindacati che, a detta di altri opinionisti, hanno perso il loro ruolo storico ed ormai sono asserragliati dentro forte Alamo proprio perché perseverano nelle scelte di conservazione, di protezione, di difesa di situazioni ormai indifendibili. Situazioni, aggiungo io, quali la democrazia partecipata, i momenti elettorali per scegliere la propria classe dirigente e quel loro fastidioso modo di rendersi visibili riempiendo in centinaia di migliaia le piazze italiane avendo anche l’ardire di sventolare le loro bandiere colorate neanche fossimo al festival degli sbandieratori nella sagra paesana. E tutto questo mentre si assiste nelle democrazie pluraliste al diffuso declino della partecipazione politica con percentuali elettorali in decrescita costante.

Indubbiamente sono tempi duri per i sindacati ma il giudizio sulla loro inutilità o sulla loro incapacità di azione è strumentale e fuorviante oltre ad essere frutto della più trita tendenza a generalizzare con affermazioni dove si fa di ogni erba un fascio proprio perché si punta a parlare alla pancia delle persone e non certo alla loro testa. Ed in effetti per parlare alla testa delle persone bisogna avercele le idee seppur nascoste da qualche parte. Un piccolo, medio, grande sforzo, a seconda dei casi, e qualcosina di buono esce sempre, mica si tratta di cavare sangue dalle rape.

Magari uno si sarebbe aspettato accuse dettagliate relativamente ai presunti ostacoli frapposti dai sindacati alla mobilità del lavoro, alla flessibilità dei salari e del lavoro che stenta a ripartire in questa fase post Covid.

Magari uno si sarebbe aspettato, anche a fronte del recente licenziamento di un sindacalista della Cisl da una Asl toscana, una disponibilità al confronto e al dialogo, non certo una sequenza di slogan, di accuse generiche e di frasi fatte.

In Cisl abbiamo la cultura del pluralismo e della contrattazione, e abbiamo anche la presunzione di pensare che nella nostra azione sindacale manteniamo ben saldi i concetti cui ci richiama la dottrina sociale alla quale ci ispiriamo.

P.S. sono uno di quei medici che non si è fermato durante l’emergenza Covid e che non considera disdicevole l’impegno attivo nel sindacato.

 

*segretario generale Cisl Medici Lazio

 

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