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Economia
Lavoro, la Cgil replica a Renzi: "Basta insulti al sindacato". Boldrini: "Spero in più tutela"

Non si placano i toni dello scontro tra il governo e Cgil sulla riforma del lavoro. Dopo il video di ieri, in cui il premier accusava la Cgil di non difenderei lavoratori, arriva, su Twitter, la replica del sindacato: "Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione #fattinonideologia".
 
Il sindacato non ci sta, e alle accuse di Renzi risponde con una serie di tweet: "Da sempre ci battiamo per estendere diritti e tutele. Renzi vuole fare lo stesso?", scrive la Cgil, che poi aggiunge: "Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone".
 
Matteo Renzi ieri ha attaccato con durezza il sindacato, accusato di pensare a battaglie ideologiche e non ai veri problemi dei lavoratori. Ma ha chiarito che la riforma, per la quale c'è bisogno di una manovra di 20 miliardi, non riguarda solo l'art.18: "Cambio anche il sistema di ammortizzatori sociali", ha detto il premier che ha annunciato che sarà introdotta un'indennità di disoccupazione e tempo e spariranno la Cassa integrazione straordinaria e quella in deroga.

Dà ragione non ai toni usati dal presidente del Consiglio, ma al profilo che ha assunto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che apre alla 'rimodulazione' dell'articolo 18: "Io penso che il presidente del Consiglio - nonostante le parole pesanti usate - faccia bene a mantenere questo profilo. Un umile consiglio che posso dargli è di continuare a mantenerlo. Perché quando si 'sgarra' dall'altra parte, gli sbagli si commentano da sé". E aggiunge: "A me interessa discutere le vicende nel complesso e capire le intenzioni del governo. Cioè se quest'ultimo ha intenzione di finirla con l'area precaria più pesante che abbiamo nel paese. Un esercito di giovani truffati, che non risolveranno i loro problemi con il contratto a tutele crescenti se non si aboliscono le false partite iva, i co. Co. Co nella pubblica amministrazione e i co. Co. Pro. Gente che non possiede un salario, non ha previdenza, non ha nulla. Questi- ha concluso Bonanni- devono andare dentro il contratto a tutele crescenti, che a quel punto avrebbe senso. La Cisl è pronta a ogni soluzione- anche a una rimodulazione dell'articolo 18 - pur di arrivare a questo".

"Non do pagelle. Mi auguro che da questo scontro, anche aspro, si arrivi a una tutela effettiva dei lavoratori, sia quelli più garantiti, sia i precari e soprattutto quelle donne che per troppo tempo hanno dovuto scegliere tra maternità e lavoro". La presidente della Camera, Laura Boldrini, sollecitata dai giornalisti in merito al duro confronto governo-Cgil su Welfare e lavoro, così ha commentato l'aspro dibattito sull'articolo 18, senza dare ragione al presidente del Consiglio Matteo Renzi o alla leader del sindacato Susanna Camusso.

Interviene con parole dure il senatore di Scelta Civica e professore di diritto del lavoro Pietro Ichino, sostenendo che i sindacati sbagliano perché "questa riforma non riguarda tanto il mondo del lavoro rappresentato da loro, ma riguarda tutta l'altra parte che loro non rappresentano". Poi avverte: "La sinistra, politica e sindacale, deve stare attenta a non ripetere gli errori del passato, consisititi nello squalificare la persona che dissente, nel creare quella sorta di cordone sanitario per isolare chi sostiene idee diverse da quella della sinistra marxista tradizionale, perché questa tecnica di isolamento presenta poi il rischio che schegge impazzite colpiscano la persona isolata. Io confido che la sinistra abbia imparato la lezione del passato".

Si astiene, invece, dai commenti il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Arrivato all'inaugurazione della nuova sede dell'azienda dell'edilizia Zanutta, a Sacile, ha detto ai giornalisti: "Non parliamo di articolo 18, non posso commentare oggi".

Assicura che non saranno ridotti i diritti, ma che si tenterà di superare i vecchi tabù il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio: "Abbiamo avanzato una proposta organica del lavoro, la legge delega ha trovato il consenso in commissione ed auspicabilmente lo troverà anche al Senato. Le polemiche potrebbero lasciare il posto a riflessioni più di merito, invece che a battaglie ideologiche. Non ridurremo alcun diritto", ma saranno superati "vecchi tabù...Sono convinto che il contratto a tutele crescenti sia una soluzione importante e intelligente e che con l'assegno universale di disoccupazione si abbiano due misure che da sole saranno in grado di rendere l'Italia un Paese più capace di creare posti di lavoro e di proteggere coloro che lo perdono". Dello stesso avviso è il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia: "Non vogliamo abbassare i diritti dei lavoratori, il governo mette risorse per la riforma degli ammortizzatori sociali", ha detto, escludendo che ci saranno fratture all'interno del partito:"Io credo non ci saranno fratture, quando discuteremo in Direzione del disegno di legge che dà diritti a chi non ne ha. Mi sembrerebbe strano opporsi".

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