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Sindacato di lotta e di regime

A guardarli con un po’ di distacco sembrano i musicisti della banda del paese che strombazzano diligenti le note improvvisate del direttore ubriaco. Solo che qui il Paese ha la p maiuscola, ed è l’Italia, e non c’è nessuna festa.

Anzi, si rischia il funerale. Quello dell’Alitalia, che ha le ore contate e che un Letta pasticcione sta tentando di salvare chiamando a turno tutte le aziende di Stato.

In questo spettacolo pietoso colpisce l’attivismo dichiaratorio dei segretari del secondo e del terzo sindacato italiano, Cisl e Uil. Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti non si sono persi un commento, un applauso. La Cdp salverà Alitalia? “Bene, bravo Letta. Faccia in fretta però”. Arrivano le Ferrovie? “Benissimo, perfette sinergie”. No, i soldi ce li metteranno le Poste. “Ottima soluzione. I lavoratori sono salvi”.

Nessuno rimpiange, per carità, il granitico Landini e i suoi no paralizzanti, ma tanto entusiasmo rischia di lasciare agli italiani una brutta sensazione. Quella di avere di fronte due leader ormai vecchi, di sistema (quello italiano, dell’accordo e della spartizione), che tra una cena al Bolognese e una caffè da Giolitti neppure leggono più cosa scrivono i loro stessi dirigenti.

Come quegli sconsiderati di Uilpost, che oggi hanno messo nero su bianco le perplessità su un martrimonio Poste-Alitalia proprio mentre Angeletti brindava alle capacità strategiche del premier.