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Economia


 

rajoy monti

C'è voluta la seduta di venerdì, priva di nuove aste di titoli di stato,  perché il rischio di un "sorpasso" della Spagna ai danni dell'Italia, in termini di sovra rendimenti da pagare sui propri titoli di stato rispetto ai Bund tedeschi, si allontanasse nuovamente. Lo spread Btp-Bund sui 10 anni è infatti tornato a oscillare attorno al 3,14% mentre quello tra Bonos e Bund sulla stessa scadenza è risalito sul 3,40%, consentendo allo "spread degli spread" di riallargarsi attorno ai 25-26 punti base dopo essersi virtualmente azzerato a metà settimana, complice un un risultato non esaltante dei collocamenti di titoli a medio-lungo termine italiani, influenzati dal clima di incertezza politica che permane a Roma, e una buona risposta del mercato all'asta di titoli a medio-lungo termine di Madrid (che peraltro ha offerto importi molto più contenuti rispetto al Tesoro italiano).

A rimettere le cose a posto pare essere stato, almeno in parte, l'esito dell'eurovertice di Bruxelles dove tra giovedì e venerdì i capi di stato e di governo dei 27 (Germania compresa) hanno trovato un accordo per allentare la repressione fiscale concedendo più tempo a Portogallo, Spagna e Francia per raggiungere i concordati obiettivi di riduzione del deficit ma confermando al tempo stesso l'obiettivo finale di un pareggio di bilancio strutturale ed evitando di impegnarsi in alcun modo per eventuali importanti piani di investimento per finanziare infrastrutture europee o per dare il via a emissioni di Eurobond, possibili strumenti per rilanciare la crescita e mutualizzare il debito che l'Italia e gli altri paesi del Sud Europa chiedevano ma che continuano a non piacere a Berlino e ai suoi alleati del Nord Europa.

Se sul fronte dei bond la tregua potrebbe essere temporanea, visto le tensioni che continuano a covare sotto la cenere come testimoniano anche i numeri di Banca d'Italia (che ha segnalato come in gennaio il debito pubblico italiano sia aumentato di 34 miliardi rispetto a fine 2012, segnando l'ennesimo massimo storico a 2.022,7 miliardi e toccando un livello equivalente al 130,5% del Pil atteso a fine 2013), tanto che molti esperti suggeriscono agli investitori meno avvezzi al rischio di riposizionare i propri portafogli su titoli a breve termine o a tasso variabile, anche sui mercati azionari la maggiore volatilità che caratterizza Piazza Affari non è passata inosservata.

Riferendo i risultati di un suo sondaggio presso investitori istituzionali Morgan Stanley ha sottolineato ad esempio come "molti investitori credono che nuove elezioni siano l'esito più probabile e più negativo" per il mercato azionari. "Gli intervistati - ha aggiunto Morgan Stanley - percepiscono il programma di acquisto di titoli di stato della Bce, l'Omt, come una credibile rete di protezione" assegnando "una probabilità relativamente bassa che l'Italia torni sulle posizioni viste al culmine della crisi e che si arrivi ad una concreta attivazione dell'Omt". La situazione politica italiana rimane instabile, concludono gli esperti "ma la nostra indagine indica questo è visto come un elemento idiosincratico piuttosto che sistemico".

 

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