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“Spread, supererà quota 300. Ma non rischiamo come nel 2011”. Parla Sersale

Quanto durerà la tensione sull’obbligazionario e la volatilità in Borsa? Parla Giuseppe Sersale, strategist e portfolio manager di Anthilia Capital Partners

“Spread, supererà quota 300. Ma non rischiamo come nel 2011”. Parla Sersale

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

Nel giorno successivo al varo della Nota di aggiornamento al Def da parte del governo Conte, il mercato obbligazionario e quello azionario italiano hanno reagito male alla fissazione del rapporto deficit/Pil per il prossimo triennio al 2,4%. Come mai? Qual è il sentiment degli investitori sulla prossima manovra italiana? Rischiamo l’insostenibilità del debito pubblico e uno scenario tipo 2011? Affaritaliani.it ha rivolto queste domande a Giuseppe Sersale, strategist e portfolio manager di Anthilia Capital Partners.

L’INTERVISTA

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Giuseppe Sersale, portfolio manager di Anthilia Capital Partners

Seduta negativa sull’obbligazionario e sull’azionario italiano all’indomani della Nota di aggiornamento al Def che fissa il 2,4% di deficit/Pil per il prossimo triennio. Perché questa reazione degli investitori?
“Sull’obbligazionario, in particolare, i mercati hanno reagito in maniera scioccata. Visto che c’era stato nei giorni scorsi un mezzo abboccamento dell’Europa per un livello del rapporto deficit/Pil intorno al 2%, gli operatori si attendevano un compromesso attorno a quella soglia. Trovarsi di fronte a un valore più alto, ha generato l’effetto sorpresa. La seduta odierna, quindi, è partita con pesanti vendite soprattutto sui bond e sui derivati, vendite che, con l’affacciarsi degli investitori americani, sono aumentate a metà seduta portando l’incremento dello spread a un massimo di 40 punti base. Cessioni che poi si sono stabilizzate nel pomeriggio, ma sempre su valori elevati, grazie a delle ricoperture finali in virtù del fatto che oggi si sono chiusi la settimana e il trimestre”. 

borsa
 

Sull’azionario, si è verificato il solito copione: i titoli bancari sono finiti nel mirino degli investitori. Perchè?
“Il settore del credito viene colpito in tutte le maniere: sia dall’impatto diretto dei Btp in pancia, titoli che con la forte volatilità finiscono per assorbire più capitale, sia da quello indiretto sul ciclo economico. Il mercato, inoltre, è rimasto scioccato dalla totale sconfitta del Ministero dell’Economia che era quella parte del governo che offriva agli investitori la garanzia di una politica economica con un minimo di responsabilità fiscale”. 

Vuole dire che i mercati temono che il debito pubblico italiano diventi definitivamente insostenibile?
“Sì, gli investitori hanno paura che Giovanni Tria, che fino ad ora era stato un garante, ora sia esautorato in maniera definitiva e abbia perso la propria battaglia. Nei passaggi parlamentari della manovra, poi, oltre ad eventuali aggiunte, c’è il rischio che la direzione di questa enorme spesa in deficit finisca per generare soltanto una sterile fiammata dei consumi, senza ottenere quel contributo alla crescita che nelle intezioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve imprimere un’accelerata all’economia”. 

moody's ape
 

Dietro l’angolo poi ci sono le decisioni di Standard&Poor’s e Moody’s (a fine ottobre), in cui l’Italia rischia il downgrade e la probabile bocciatura europea…
“Certo, le agenzie di rating sono molto impressionate in maniera negativa dalle decisioni prese dal governo e Bruxelles molto probabilmente ci metterà sotto sanzione. Situazione difficile, a cui ora si aggiunge la mancanza di un Ministero dell’Economia forte in grado di bilanciare la disinvoltura finanziaria che alberga all’interno del governo. Ecco che nei prossimi giorni e settimane il risultato sarà un allargamento pesante dello spread e una fase di volatilità consistente”. 

Quindi, secondo lei, nelle prossime sedute il differenziale Btp-Bund sui decennali continuerà ad aumentare?
“Sì ed è probabile che ci avvicineremo in area 300 punti base”.

Conte
 

E a fine ottobre potrebbe verificarsi un ulteriore newsflow negativo su rating che farebbe scattare automaticamente le vendite di alcuni fondi internazionali e la bocciatura del progetto di legge di Bilancio in sede europea.  Getterebbe altra benzina sul fuoco…
“Sì, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Aggiungerei che gli investitori si stanno chiedendo anche quanto possa reggere Tria in una situazione del genere”.

Nel commentare il Consiglio dei ministri di ieri sera, il premier Conte ha spiegato che appena i mercati capiranno, anche con la manovra, la reale portata del piano di investimenti messi in cantiere che azioneranno la crescita, lo spread ritraccerà. E’ d’accordo? 
“E’ una visione un po’ ottimistica. Dubito che gli investitori si convincano così rapidamente che la legge di Bilancio possa avere un impatto significativo. Saranno più preoccupati nel breve che la volatilità sullo spread causi degli effetti negativi sulla crescita che poi la manovra andrà soltanto a bilanciare”.

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Può spiegare?
“La situazione di incertezza non favorisce gli investimenti privati e, in generale, finisce per impattare nei mesi sulla circolazione del credito. E già veniamo da un semestre di rallentamento. Incognite che rischiano di mettere seriamente a repentaglio i target del governo”.

Per quanto riguarda i Btp, oggi si è registrata una maggiore tensione sulle scadenze medio lunghe rispetto a quelle brevi. A differenza di quanto accadde nel 2011…
“Ha sofferto la pancia della curva perché sulle scadenze brevi, gli investitori più avversi al rischio avevano già venduto a maggio e a giugno. Quindi, le scadenze a breve sono rimaste più ferme. Anche se un allargamento di 25 punti base sulle scadenze a due anni fa male a tutta la parte lunga della curva. E’ un brutto segnale per tutti gli investitori. Sul benchmark del decennale, in finale di seduta, ci sono state ricoperture tecniche perché siamo a fine settimana e trimestre, mentre in generale sulle scadenze medio lunghe, come a cinque, a sette e a dieci anni, si è registrata la maggiore volatilità. Direi che, complessivamente, il movimento della curva vada valutato nelle prossime tre-quattro sedute”.

Conte
 

Esclude per l’Italia uno scenario tipo quello del 2011? 
“Non è imminente. Il quadro macroeconomico non è minimamente quello di sette anni fa e l’economia mondiale non si trova in quella fase di uscita dalla grossa crisi finanziaria del 2008. In più, non dimentichiamo che in sede comunitaria sono stati messi in piedi degli schemi di protezione che nel 2011 non c’erano”.

Non teme neanche il fatto che la Bce a dicembre metterà fine al quantitative easing, con Draghi che smetterà di comprare Btp?
“Il Qe non nasce per finanziare i singoli Paesi mebri dell’Eurozona. Certo, è un ombrello sulle vendite di titoli di Stato, ma in caso di aggravarsi della situazione c’è il programma Omt che la Bce può azionare sui singoli Btp e che blocca la speculazione. Anche se prima la situazione ndeve peggiorare”. 

Operativamente, in questa fase di mercato di forte volatilità, come devono muoversi gli investitori?
“Consiglio di evitare l’accumulo di rischi sugli asset italiani. E’ meglio mantenere un approccio conservativo: non è il momento di comprare né Btp né titoli azionari a Piazza Affari in un’ottica di medio periodo. Non è neanche il caso di fare delle fughe disordinate dall’investimento italiano però, scaricando il portafoglio. In questo casi, è sempre molto importante diversificare: è chiaro che una grossa crisi italiana si porterebbe dietro anche l’indebolimento dell’euro. Quindi, meglio, prendere le contromisure in ottica valutaria e di area geografica”.