Un amico, esperto di finanza e di disciplina manageriale, che vive tra Milano, Londra e New York, mi chiama e mi dice (arrabbiato, lui che è una persona tranquilla): “La Maggioni ha detto una cosa che non sta né in cielo né in terra, che in tutte le aziende del mondo scatenerebbe una tempesta”.
Così ha dichiarato la presidente della Rai Monica Maggioni, giustificando il contratto di 2,8 milioni di euro all’anno a Fabio Fazio – soldi dei contribuenti – in deroga al tetto dei compensi: ” Fazio fa parte della storia della Rai, vedere quel volto su un’altra emittente, avrebbe comportato uno scossone al quale non so se la Rai avrebbe retto in termini di sistema”. Il presidente di un’azienda tutela i dipendenti – e la Rai ne ha 13mila -. È evidente – insegna la disciplina manageriale – che un presidente, come un amministratore delegato, non deve non solo dire ma anche far passare l’idea: “La nostra azienda sta in piedi esclusivamente grazie a una persona”.
E gli altri 13mila? Contano come il due di picche? Io non mi impegnerei se il mio capo mi dicesse: “Il nostro successo dipende solo da quella persona”. Soprattutto – cosa più grave – a quell’unica persona si dà un potere enorme nei confronti di tutta l’organizzazione. Il management spiega che esiste la leadership, ma anche il gioco di squadra, la condivisione della conoscenza, la positività, il coinvolgimento e lo stimolo di tutti perché diano il meglio. Nessuno è insostituibile, nessuno è umiliabile. Adesso vedremo se Fazio porterà con sé la sua corte (di sinistra… nel senso conveniente del termine, persone che utilizzano il termine “noi” come se parlassero in nome della gente… ”Noi che siamo giusti…”).
(E qui, per completezza, si accenna/tralascia la questione dell’informazione fatta da un non giornalista – con interviste a ministri e capi di governo – per non dire delle operazioni di marketing con chi scrive libri – si eviti la parola intellettuale – che vanno in trasmissione a promuovere i loro prodotti. Certo tutto regolare, ma il pubblico sa distinguere? È al corrente di queste cose?). Ovviamente tutto a spese dei contribuenti. Un’altra prova che, in un’ottica di democrazia e di libero mercato, il servizio pubblico televisivo non dovrebbe esistere.

