Non c’è accordo tra Stati Uniti e Iran nonostante i vari tentativi di arrivare a un’intesa per far finire la guerra ma in particolare per sbloccare la situazione nello stretto di Hormuz che sta causando una crisi energetica a livello mondiale. C’è allarme per il livello degli stoccaggi in Europa, non tanto per il livello medio quanto piuttosto per l’incognita legata appunto al blocco dello stretto da cui transita il 30% del commercio navale a livello globale. Le forniture di gas all’Unione europea non sono a rischio, ma la crisi dei prezzi mette sotto pressione le filiere. La Commissione europea inquadra la complessità del dossier con due messaggi di tono molto diverso in pochi
giorni.
Da un lato, – riporta Il Corriere della Sera – la nota del Gruppo di coordinamento per il gas, che conferma la stabilità dell’approvvigionamento nonostante “stoccaggi inferiori ai livelli storici“. Dall’altro, la lettera del commissario all’Energia Dan Jørgensen ai ministri dei Ventisette, che sollecita misure concrete contro il caro energia. “Siamo di fronte a una crisi dei prezzi”, scrive Jørgensen, invitando i governi “a valutare misure per ridurre i consumi di gas ed elettricità”.
A preoccupare è l’esposizione europea che resta strutturale con circa l’80% del fabbisogno di gas dell’Ue coperto da fornitori esteri. L’Italia in questo senso è tra i paesi più virtuosi grazie all’86,38% di riempimento degli stoccaggi. Meglio di noi fa solo la Polonia con il 98,84%. La media Ue è del 70,62%, inferiore quindi al livello dello scorso anno nello stesso periodo (era al 79%). Tra gli Stati più in difficoltà ci sono Germania e Olanda ferme intorno al 57%. Il 24 settembre il contratto Ttf con consegna a ottobre ha chiuso in rialzo del 5,74%, a 76,13 euro al megawattora. A inizio mese, secondo la Commissione, il gas in Europa quotava 71,40 euro, contro i 32 di un anno prima.


