Cosa hanno in comune Apple e Luxottica? Una storia di successo, certo, ma soprattutto l’aver messo in piedi modelli di business vincenti. Ne è convinto Umberto Bertelè, ordinario di Strategia e sistemi di pianificazione al Politecnico di Milano (dove è stato tra i fondatori del corso di studi di Ingegneria Gestionale ed è presidente onorario del Mip), che nel suo ultimo libro Strategia, appena uscito nella collana Pixel di Egea, spiega come per le aziende tra un clamoroso fallimento e un brillante successo la discriminante è appunto la strategia.
Ma che vuol dire strategia? Il termine, mutuato dal linguaggio militare, fa riferimento alle guerre fra imprese, istituzioni socio-economiche orientate al profitto e alla creazione di valore, e caratterizzate dalla perenne esposizione al rischio di fallimento. La parola indica quindi l’insieme delle scelte strutturali di fondo e delle logiche comportamentali che le imprese adottano: i loro modelli di business.
Rientrano nella strategia le scelte relative a: i beni/servizi da offrire, i bisogni dei clienti da soddisfare, i canali attraverso cui raggiungere questi ultimi, le aree geografiche di presenza, l’assetto giuridico-finanziario, quello organizzativo e i meccanismi di governance, l’apertura all’innovazione, l’orientamento al breve piuttosto che al mediolungo termine, gli aspetti etici.
Umberto BertelèIl libro da un lato analizza tali componenti, guardando ai loro effetti anche attraverso l’esame di numerosi casi reali; dall’altro cerca di comprendere i meccanismi di formazione delle strategie, e in particolare l’influenza esercitata dal contesto esterno, dalla tipologia di assetto proprietario, dai rapporti di forza fra i vari attori coinvolti nei processi decisionali.
Non solo. Bertelè evidenzia poi alcune delle strategie più innovative emerse negli ultimi anni, legate in larga misura allo sviluppo delle ICT e alle trasformazioni negli equilibri geopolitici mondiali con l’entrata sul mercato di un numero elevatissimo di nuovi consumatori.
