L’ipotesi di costruire un tunnel che colleghi la Sicilia e la Calabria è stata lanciata domenica scorsa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante l’intervista con il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino a La Piazza, a Ceglie Messapica (Brindisi). Ora si comincia a entrare nel dettaglio, con cifre, tempi e particolari. A parlarne con Affaritaliani.it è il viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri (M5S), il primo a pensare a quest’opera per lo Stretto di Messina.
L’INTERVISTA
Come nasce l’idea di un tunnel sottomarino tra la Calabria e la Sicilia?
«Mi sono appassionato dell’idea guardando in giro per il mondo le opere che hanno realizzato gli altri paesi, poi ho conosciuto l’ingegnere Giovanni Saccà, lui con un gruppo di professori e ingegneri portano avanti da anni questa soluzione, per cui l’ho voluto incontrare personalmente per saperne di più. Da quell’incontro mi sono convinto che un tunnel subalveo potrebbe rappresentare una valida alternativa al ponte sullo Stretto di Messina».
A quale esempio all’estero potreste ispirarvi?
«Nel mondo esistono circa 30 tunnel, sul Bosforo in Turchia, in Giappone, in Islanda o quello del fiume Yangtze in Cina che ha tutto: sezioni stradali, ferroviarie, corsie di emergenza. Poi c’è quello del canale di Suez o la galleria della Manica, quest’ultima lunga addirittura oltre 50 km che unisce il Regno Unito alla Francia.Gli esempi di tunnel subalveo nel mondo sono tanti, cosa che non si può dire invece del ponte a campata unica con una luce di 3300 metri, il più lungo al momento è in Giappone con una luce di 1900 metri, vorrà dire qualcosa».
Quali sono i tempi per la realizzazione di quest’opera?
«Precisiamo intanto che se il tunnel che collega la Calabria alla Sicilia sarà inserito in un piano più complessivo dell’alta velocità al sud, il progetto allora avrà un senso. Che è quello che ha detto il presidente Conte: prima bisogna assicurarsi di mettere economicamente in cantiere tutte le opere strategiche e un minuto dopo inserire anche questa. Ovviamente con le leggi ordinarie ci vorranno decenni, ma l’Italia e questo governo hanno dimostrato al mondo che se vogliamo possiamo essere veloci e concreti, garantendo soprattutto legalità, così come avvenuto a Genova, serve una legge che possa rappresentare un corridoio di lancio per un progetto di infrastrutturazione così importante per il Sud e per l’Italia».
Pensate a un’opera finanziata interamente dallo Stato o anche con soldi privati?
«Il tunnel si farà solo se il progetto rientrerà in quelli per il Recovery plan, che verrà presentato entro ottobre. Se non si sale su quel treno tutta la discussione è assolutamente inutile. Ma, come abbiamo già detto, il progetto non è il tunnel sullo Stretto di Messina ma l’Alta velocità da Salerno a Palermo e in tutto il Sud. Altrimenti i siciliani, i calabresi e i nostri connazionali sentiranno ancora una volta parlare di tunnel in un dibattito sterile, che verrà annientato dalla realtà delle strade e delle ferrovie obsolete che ci sono».
Quanto potrebbe costare?
«Questo ce lo dirà con precisione lo Studio di fattibilità tecnico economico che si sta facendo al Ministero, noi abbiamo ipotizzato sulla base dei primi calcoli una cifra di poco inferiore a quella per la realizzazione del ponte, tra i 4,8 e i 5 miliardi, anche se nello staff che sta lavorando al progetto sono ancor più ottimisti. Sottolineo però che l’opera deve essere ricompresa in un progetto per il sud molto più ampio e importante che deve prevedere un investimento di 50 miliardi. L’opportunità non comincerà quindi all’indomani della sua realizzazione, ma con la sua costruzione, daremo il via libera a centinaia di migliaia di posti di lavoro».
È vero che i lavori per la costruzione del tunnel sottomarino verranno affidati a Webuild?
«Discutere in questo momento di chi costruirà il tunnel non solo è estremamente prematuro, ma è anche piuttosto insensato. Un’opera di questa portata dovrà necessariamente essere appaltata con una gara internazionale, dove le migliori realtà mondiali, e tra queste se vorrà ci potrà essere certamente anche la Webuild, si contenderanno la concessione per la costruzione dell’opera italiana del millennio».


