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Superbonus, allarme ANCE sulla Manovra. Contessa: “Diluire i crediti significa togliere liquidità alle imprese. Il governo intervenga”

Il presidente di ANCE Brindisi denuncia ad Affaritaliani la stretta sui crediti edilizi che scarica i conti dello Stato sulle imprese

Superbonus, allarme ANCE sulla Manovra. Contessa: “Diluire i crediti significa togliere liquidità alle imprese. Il governo intervenga”
Angelo Contessa

Manovra, ANCE contro l’art. 37. Contessa: “Pretese tasse subito ma crediti a 10 anni: così a rischio la filiera”

Mentre la Manovra 2027 arriva in Parlamento, la protesta contro la stretta sui crediti edilizi si allarga a tutto il settore delle costruzioni. Al centro dello scontro c’è l’articolo 37, che spalma in dieci anni le rate del Superbonus previste per il 2027. Da un lato il governo cerca di contenere le uscite di cassa dello Stato, dall’altro le imprese denunciano un cambio delle regole a partita in corso su lavori già fatti e risorse già anticipate.

Ma dietro i calcoli del bilancio pubblico c’è un problema concreto che riguarda la sopravvivenza delle aziende: come faranno le piccole e medie imprese a pagare subito tasse, stipendi e fornitori se lo Stato decide di restituire i loro crediti in dieci anni?

A fare il punto sui rischi per il settore è Angelo Contessa, Presidente di ANCE Brindisi, che ad Affaritaliani chiede al Parlamento di correggere la norma: “Non si può pretendere che le imprese paghino puntualmente i loro debiti e poi diluire in dieci anni i loro crediti. Le regole vanno rispettate”.

L’articolo 37 della Manovra 2027 prevede di ripartire in dieci anni la quota dei crediti Superbonus utilizzabile nel 2027. Condivide le preoccupazioni delle imprese?

Le condivido pienamente. Le imprese hanno sostenuto costi reali: acquistato materiali, pagato lavoratori e fornitori, assunto impegni con le banche. Lo hanno fatto contando su un calendario di recupero dei crediti stabilito dalla legge. Modificarlo quando quelle spese sono già state sostenute significa alterare l’equilibrio finanziario sul quale hanno organizzato la propria attività.

Non parliamo di chiedere un nuovo incentivo, ma di poter utilizzare crediti già maturati secondo le condizioni sulle quali le imprese hanno fatto affidamento. La certezza delle regole è una condizione essenziale per investire e lavorare.

Quali conseguenze intravede per il settore?

Il rischio principale è una crisi di liquidità che può propagarsi lungo tutta la filiera. Un’impresa che prevedeva di compensare nel 2027 una quota di 100.000 euro, con questa disposizione potrebbe utilizzarne soltanto 10.000, recuperando il resto negli anni successivi. Ma gli obblighi fiscali e previdenziali, le scadenze bancarie e i pagamenti ai fornitori non vengono diluiti allo stesso modo.

Quel divario deve essere coperto con risorse proprie, quando disponibili, oppure ricorrendo al credito, con ulteriori costi e senza la certezza di ottenerlo. Per le aziende più esposte, una difficoltà finanziaria può così compromettere la continuità aziendale, anche in presenza di lavori eseguiti e crediti regolarmente maturati.

A risentirne sarebbero soprattutto le piccole e medie imprese, con conseguenze sui pagamenti, sull’occupazione e sulla capacità di avviare nuovi cantieri.

Ritenete necessario un intervento correttivo del Governo?

Sì. Come Presidente di ANCE Brindisi ritengo necessario correggere la disposizione durante l’esame parlamentare, preservando il calendario di utilizzo dei crediti già maturati. Un’eventuale dilazione dovrebbe essere volontaria e accompagnata da condizioni che la rendano sostenibile per chi sceglie di aderirvi.

Comprendiamo le esigenze dei conti pubblici, ma occorre valutare anche gli effetti sull’economia reale. Spostare in avanti l’utilizzo di un credito può alleggerire il fabbisogno dello Stato nell’immediato, trasferendo però sulle imprese un onere finanziario che rischia di indebolirle.

Il punto è semplice: le imprese hanno anticipato risorse sulla base di regole definite dallo Stato. Quelle regole vanno rispettate. Non si può chiedere alle imprese di pagare puntualmente i propri debiti e, contemporaneamente, diluire su dieci anni l’utilizzo dei loro crediti.

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