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Economia
Superbonus, l'edilizia rinasce: ma il "caro materiali" richiede collaborazione

Si accende finalmente qualche speranza per il settore delle costruzioni. Per il 2021, infatti, è prevista una crescita del 12%, in netta controtendenza rispetto al meno 8,5% registrato nel 2020. Una previsione su base annua confermata dal trend di questi primi mesi del 2021, così come risulta dalle rilevazioni dell’Istat. Addirittura, si andrebbe oltre il livello pre-pandemia e questo ancor prima dell’effettiva disponibilità di ingenti risorse rivenienti dall’Unione Europea e, per i privati, dalle maglie più larghe del sistema bancario. 

Per il Cresme (istituto di ricerca specializzato nel settore edile) la crescita potrebbe risultare finanche maggiore rispetto a quella ipotizzata dall’Istat grazie ad una serie di elementi congiunturali particolarmente favorevoli. La spinta verso livelli confortanti di crescita è frutto senza dubbio degli incentivi fiscali, a partire dal bonus facciate 90% e dal Superbonus 110%

Purtroppo, però, non è tutto oro quello che luccica ed il comparto edilizio potrebbe ripiombare nella crisi per il preoccupante problema del “caro-materiali”. Quanto necessario nei cantieri, infatti, sta subendo una impennata dei prezzi. Si potrebbe fare l’esempio dell’aumento vertiginoso del costo dell’acciaio (+130% nell’arco di pochissimi mesi), così come del legno (+100%), delle materie plastiche e di tutti i prodotti collegati all’isolamento termico (e quindi al Superbonus). Un aumento dei costi a cui si collega un sempre più vistoso rallentamento nella consegna dei materiali, per effetto di un maggiore assorbimento del mercato cinese (da cui proviene la maggior parte di questi materiali) e delle difficoltà di trasporto (i cui costi sono schizzati verso l’alto). 

È evidente, pertanto, che questa situazione va analizzata in maniera compiuta per tentare di non farsi trovare impreparati quando moltissime aziende del settore non riusciranno a completare i cicli di lavorazione entro i termini stabiliti. Il tutto, diventa ancora più impellente se si considerano i lavori pubblici ed è per questo che la Pubblica Amministrazione, nel suo ruolo di stazione appaltante, deve comprendere che è necessario stabilire una collaborazione reale con le imprese per individuare insieme soluzioni percorribili, cancellando un sempre più inutile ricorso ai contenziosi. 

Attestarsi su “rigidità”, infatti, ignorando incrementi dei costi delle materie prime così vistosi, significa mettere le imprese nella impossibilità di completare le opere. Ecco perché occorre scrivere nuove regole che mettano al riparo tutti i soggetti in campo da rischi di vario tipo. 

Da una situazione così difficile, insomma, si viene fuori solo attraverso un nuovo clima di collaborazione e nella piena consapevolezza che il “caro-materiali” non è un problema che può ricadere esclusivamente sulle aziende senza coinvolgere a pieno titolo le stazioni appaltanti.

*Amministratore unico del Consorzio stabile Cobuild

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