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Mentre Europa e Stati Uniti discutono di dazi doganali, c'è chi va nella direzione opposta. Svizzera e Cina hanno intrapreso un processo di liberalizzazione degli scambi commerciali. Si comincia da uno dei simboli del Paese elvetico: gli orologi. Pechino ha deciso di tagliare del 60% le tasse sulle importazioni. Quello tra  i due Paesi si avvia ad diventare un rapporto sempre più solido. La Cina non porrà dazi di alcun tipo sull'84% delle importazioni dalla Svizzera. E Berna farà lo stesso con il 99,7% di quelle cinesi. Gran parte di questi prodotti ha, già oggi, una tassazione minima. Altri, come gli orologi, ne avevano una più consistente. Calerà gradualmente, con un taglio prima al 18% e poi al 5%. Nel giro di 10 anni i balzelli asiatici sugli orologi diminuiranno del 60%. E lo stesso avverrà per altra merce, come macchine tessili, prodotti chimici e farmaceutici, nei prossimi 15 anni.      

L'accordo dovrebbe essere siglato il prossimo luglio, durante la visita in Cina del ministro dell'Economia svizzero Johann Schneider-Ammann. L'intesa darà nuovo slancio agli scambi, già intensi, tra i due Stati: la Cina è il terzo partner commerciale della Svizzera dopo l'Unione europea e gli Stati Uniti. L'accordo di libero scambio coprirà l'intero settore dei prodotti industriali e agricoli.

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