La fine del 2026 porta con sé anche le ultime scadenze della Tari, la tassa destinata a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Per molti contribuenti è il momento di saldare quanto dovuto, ma non esiste una data valida in tutta Italia: ogni amministrazione comunale stabilisce il proprio calendario e può suddividere il pagamento in più rate. Ci sono inoltre agevolazioni che permettono di ridurre l’importo, fino a ottenere uno sconto del 25% in presenza di determinati requisiti economici.
Quando si paga la Tari 2026: le date da segnare
Il calendario dipende dal Comune di residenza. In genere, il pagamento viene diviso tra acconti nei primi mesi dell’anno e un saldo previsto tra novembre e dicembre. Per conoscere la scadenza esatta bisogna quindi controllare l’avviso ricevuto o consultare il sito dell’amministrazione locale.
A Milano, per esempio, l’acconto doveva essere versato entro il 10 luglio, mentre il saldo è fissato al 4 dicembre 2026. L’acconto è calcolato sul 60% delle tariffe 2025, mentre il conguaglio tiene conto delle tariffe aggiornate per il 2026. Il Comune consente anche di pagare l’intero importo a dicembre, senza costi aggiuntivi. A Roma, invece, il calendario ordinario prevede quattro scadenze: 31 marzo, 31 maggio, 31 agosto e 30 novembre. Per chi ha ricevuto un avviso suppletivo, il termine indicato è sempre il 30 novembre.
Chi è tenuto a pagare la tassa sui rifiuti
La Tari è dovuta da chi possiede o detiene locali e aree che possono produrre rifiuti urbani. Rientrano nella categoria sia le abitazioni sia negozi, uffici e altri immobili utilizzati per attività economiche. Anche gli inquilini possono essere tenuti al pagamento, in base alla durata e alle caratteristiche dell’occupazione dell’immobile. Quando più persone utilizzano lo stesso locale, può esserci una responsabilità solidale per il versamento. Sono previste alcune esclusioni, tra cui determinate aree scoperte pertinenziali che non sono utilizzate per attività operative e le parti comuni condominiali non occupate o utilizzate in via esclusiva.
Per le abitazioni, il calcolo tiene conto principalmente della superficie tassabile e del numero di persone che occupano l’immobile. Per le attività commerciali e produttive, invece, incidono anche la categoria dell’attività e la quantità potenziale di rifiuti generati. La somma è generalmente composta da una quota fissa e una variabile. Le tariffe sono stabilite dai singoli Comuni e possono quindi cambiare sensibilmente da una città all’altra, anche in funzione dei costi del servizio, degli impianti disponibili e delle modalità di gestione dei rifiuti.
Bonus Tari 2026: chi può ottenere la riduzione del 25%
Tra le principali agevolazioni c’è il bonus sociale rifiuti, che prevede uno sconto del 25% sulla Tari per i nuclei familiari in condizioni economiche svantaggiate. Nel 2026 possono accedere al beneficio le famiglie con Isee non superiore a 9.796 euro. Per i nuclei con almeno quattro figli a carico, il limite sale a 20.000 euro. Lo sconto viene riconosciuto automaticamente a chi presenta la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) e possiede i requisiti richiesti: non è quindi necessario inoltrare una domanda specifica al Comune. Il beneficio, tuttavia, viene applicato nell’anno successivo a quello in cui è stato presentato l’Isee. Di conseguenza, l’indicatore del 2025 dà diritto allo sconto nel 2026, mentre quello del 2026 sarà utilizzato per il bonus del 2027.
Le altre riduzioni previste dalla normativa
Oltre al bonus sociale, possono esserci altre agevolazioni. Se il servizio di raccolta dei rifiuti non viene svolto o presenta gravi irregolarità e interruzioni che comportano rischi sanitari, la Tari può essere ridotta fino all’80%: in questi casi l’importo dovuto non può superare il 20% della tariffa. La normativa prevede inoltre una riduzione di due terzi per alcuni pensionati residenti all’estero, titolari di una pensione maturata in regime di convenzione internazionale, per l’unica abitazione posseduta in Italia, purché siano rispettate tutte le condizioni previste.
I singoli Comuni possono introdurre ulteriori sconti, per esempio per chi vive da solo, per le seconde case utilizzate soltanto in alcuni periodi dell’anno o per determinate categorie di contribuenti. Queste misure non sono uguali in tutta Italia e vanno verificate attraverso il regolamento comunale.
Come pagare e cosa controllare prima del saldo
La Tari può essere versata attraverso PagoPA, modello F24 o gli altri canali indicati nell’avviso comunale. Chi utilizza l’F24 deve prestare attenzione alla compilazione: il codice tributo ordinario è il 3944 e va inserito nella sezione dedicata all’Imu e agli altri tributi locali, indicando anche il codice catastale del Comune e l’anno di riferimento.
Prima di pagare il saldo è utile verificare che la superficie dell’immobile e il numero degli occupanti siano corretti e che siano state applicate eventuali riduzioni. Un errore nel conteggio delle pertinenze, per esempio garage e cantine, può incidere sull’importo richiesto.
In caso di versamenti superiori al dovuto, è possibile chiedere il rimborso nei termini previsti. Controllare l’avviso e il regolamento comunale resta quindi il modo migliore per evitare pagamenti non dovuti e non perdere le agevolazioni disponibili.
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