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Economia
Bce, tassi fermi. Draghi rimanda a giugno la battaglia con l'euro forte

Tassi tutto fermo e per le misure non convenzionali se ne riparla fra un mese. Come ampiamente previsto la Banca centrale europea ha deciso di lasciare il suo tasso di riferimento al minimo storico dello 0,25%. La decisione annunciata oggi a Bruxelles era scontata soprattutto perché il prossimo giugno la Bce pubblicherà una serie di indicatori macroeconomici sullo stato di salute dell'Eurozona e proprio in quell'occasione non mancheranno gli elementi per potere eventualmente intervenire "anche con misure non convenzionali" per sventare il rischio di un periodo troppo prolungata di bassa o bassissima inflazione.

Per il resto il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa, ha ribadito la forward guidance e aggiunto che Francoforte continuerà a portare avanti una politica monetaria accomodante, comunque pronta "ad agire speditamente se necessario". Confermate la previsioni sull'inflazione destinata a restare bassa e a crescere in maniera molto modesta per i mesi a venire. Draghi ha aggiunto che il consiglio della Bce è "unanime" nel tenere aperta la possibiliti di "misure non convenzionali" per sostenere l'andamento dei prezzi e "non è rassegnato all'idea di avere bassa inflazione per un periodo prolungato di tempo".

Il parere del board sull'utilizzo di misure non convenzionali di politica monetaria è infatti unanime. "Il direttivo della Bce all'unanimità è impegnato a utilizzare tutti gli strumenti disponibili, anche quelli non convenzionali, nell'ambito del suo mandato, per far fronte con efficacia al rischio di un prolungato periodo di bassa inflazione", ha riaffermato il presidente dell'Istituto centrale, pronto quindi a usare tutti gli strumenti a sua disposizione, incluso l'acquisto di bond e il prolungamento delle operazioni di finanziamento senza limiti.

Gli ultimi dati in possesso confermano, infatti, "le aspettative di un prolungato periodo di bassa inflazione, che sarà seguito da un movimento al rialzo solo graduale", ha continuato il numero uno dell'Eurotower, sempre convinto che nel medio termine "le aspettative di inflazione sono fermamente ancorate agli obiettivi della Bce di un tasso prossimo al 2%". Tornando al tasso d'interesse rimasto fermo allo 0,25% l'ipotesi di un intervento nel corso del consiglio odierno aveva perso consistenza dopo che il dato di aprile sull'incremento medio del costo della vita nei Paesi che aderiscono all'unione monetaria si è assestato allo 0,7%, in lieve aumento rispetto al preoccupante 0,5% dello scorso mese di marzo.

Gli ultimi indicatori confermano anche che la modesta ripresa dell'economia dell'Eurozona procede in linea con le previsioni, a fronte di una disoccupazione che resta elevata e di un'ingente "capacità non utilizzata". I governi dell'Eurozona non devono quindi "dissipare i progressi fatti in materia di consolidamento fiscale" e devono "portare avanti riforme strutturali nel mercato del lavoro e dei prodotti per aumentare il potenziale di crescita dell'area euro e ridurre l'alta disoccupazione". Rispetto alla questione della forza dell'euro, Draghi ha detto che l'andamento dei tassi di cambio sarà seguito da vicino dalla Bce e, in un chiaro riferimento alla situazione politica in Ucraina, il numero dell'Eurotower ha detto che la banca centrale "monitorerà molto attentamente le possibili ripercussioni dei rischi geopolitici", un riferimento non solo al pericolo di un conflitto, ma anche all'impatto delle sanzioni contro la Russia. Draghi ha detto che la compresenza di bassa inflazione, crescita debole ed euro forte è fonte di "seria preoccupazione" per il governing council della Bce.

Anche oggi Draghi ha messo in guardia sui rischi al ribasso derivanti dai "rischi geopolitici" (si sta monitorando la situazione in Ucraina per cercare di valutare le possibili conseguenze), dalle possibili turbolenze sui mercati finanziari, in particolare gli emergenti, e soprattutto dai movimenti dei tassi di cambio che l'Eurotower monitorerà da vicino. "Abbiamo discusso di tassi di cambio", ha sottolineato Draghi, spiegando che il tasso di cambio "è molto importante per la stabilità dei prezzi e la crescita" e che il rafforzamento dell'euro, "in vista della bassa inflazione, è causa di grande preoccupazione".

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