
Draghi non può permettersi colpi a vuoto. Con il tasso di riferimento allo 0,75%, le munizioni a disposizione di Francoforte sono poche. Per questo, il consiglio dell’Eurotower che si riunirà giovedì sarà decisivo. Già negli ultimi incontri del board, aveva ammesso lo stesso Draghi, “non c’era stata unanimità” sulla scelta di lasciare invariati i tassi di riferimento. Di mese in mese si stanno stabilizzando le condizioni che potrebbero presto portare a una sforbiciata. L’ultimo dato riguarda l’inflazione, sceso dall’1,8% all’1,7%, il livello più basso dal 2010. E i risultati ottenuti dalla politica espansiva di Giappone e Federal Reserve stanno facendo il resto.
Dal momento dell’insediamento del nuovo governo, Tokyo galoppa. E il Dow Jones aggiorna ripetutamente il proprio massimo storico. I suggerimenti che arrivano alle orecchie di Draghi vanno in questa direzione: “Faccia come la Fed”. Anche se gli analisti non si attendono un ritocco giovedì, il taglio potrebbe essere molto vicino. Per Jurgen Michels, economista di Citigroup, “la probabilità di un taglio dei tassi nel mese di aprile è la più alta da mesi”.
Se anche la Bce dovesse seguire l’esempio di Fed e BoJ, si aprirebbe una nuova fase. L’economista di Morgan Stanley Joachim Fels è prevede una “terza fase di allentamento monetario globale” durante il quale “le banche centrali continueranno a sostenere l’economia per tutto l’anno”. Kit Juckes di Societe Generale avverte invece il rischio che la Francoforte possa sparare a salve. E così, piuttosto che mirare a un taglio affrettato dei tassi, punta a una strategia più blanda ma dagli effetti altrettanto prorompenti. Forte della sua credibilità internazionale, basterebbe che Draghi assicuri un allentamento monetario per accompagnare la ripresa. Come già avvenuto con il discorso del “whatever it takes” per sostenere l’euro, le parole del presidente della Bce potrebbero convincere i mercati senza usare la cartuccia del taglio. Anche prché, secondo Juckes, “a fare la differenza non sarà il ritocco dei tassi”. La partita si gioca sulla valutazione della moneta unica: “La Bce deve intervenire per svalutare l’euro, perché una moneta più debole aumenterebbe le esportazioni“.
@paolofiore
