Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Draghi non teme la deflazione e sta alla finestra: tassi fermi

Draghi non teme la deflazione e sta alla finestra: tassi fermi

Draghi non teme la deflazione e sta alla finestra: tassi fermi

twitter@andreadeugeni

Mario Draghi resta alla finestra e si tiene da parte gli ultimi colpi di politica monetaria qualora la congiuntura economica dovesse peggiorare (“azioni decisive se necessario”), decidendo di condizionare le aspettative dei mercati ancora attraverso il meccanismo della forward guidance. Non sono bastate la nuova discesa dell’inflazione nell’Eurozona, ritornata a gennaio ai livelli dello scorso ottobre (0,7% da 0,8% in dicembre contro un target ufficiale del 2% circa) e una ripresa che rimane asfittica soprattutto nelle aree periferiche dell’Eurozona per spingere la Banca Centrale Europea presieduta da Mario Draghi a ritoccare al ribasso (almeno di 10-15 punti base) il costo del denaro nell’Eurozona, già al minimo storico. Un taglio che, secondo alcuni economisti,  avrebbe contribuito a dare slancio all’economia di Eurolandia, una ripresa minacciata nel lungo periodo anche dallo spettro della deflazione.

banconota 5 euro
 

Così l’Eurotower  ha deciso di lasciare invariato il refi, il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, allo 0,25%. Fermi anche il tasso sui depositi a quota zero e il tasso marginale allo 0,75%%.

Draghi ha giustificato le decisioni dell’Eurotower spiegando che la banca centrale ha preferito non agire perchè non aveva abbastanza informazioni a sua disposizione per farlo.

“La ragione per cui oggi non abbiamo agito – ha spiegato il banchiere – ha a che fare con la complessità della situazione e con la necessità di acquisire ulteriori informazioni”. “Prima di tutto – ha precisato poi entrando nel merito – le proiezioni economiche degli uffici, che usciranno ai primi di marzo e che per la prima volta conterranno previsioni per il 2016”, orizzonte che “rappresenta un cambiamento molto significativo della nostra analisi”.

Sulla congiuntura, per Draghi, per il momento non è cambiato molto rispetto all’ultima riunione dell’Eurotower di fine 2013. La ripresa dell’Eurozona sta procedendo secondo le aspettative, a ritmi “lenti e moderati”. Gli ultimi dati a disposizione della Bce non sono positivi, perché Draghi ha parlato di “numeri sulle vendite al dettaglio di Natale non incoraggianti“, ma Francoforte prevede “un miglioramento della domanda interna“, che dovrebbe materializzarsi anche se “rimangono rischi al ribasso sulla ripresa“, soprattutto nei Paesi periferici.

Quindi, il numero uno della Bce ha confermato che la politica monetaria rimarrà ancora a lungo tempo “espansiva e accomodante“, con “tassi ai livelli attuali o più bassi per un prolungato periodo di tempo” anche perché i rischi sui prezzi non ci sono. “L’eurozona è entrata in una fase prolungata di bassa inflazione” che verrà seguito da “una graduale ripresa dei prezzi“, ha specificato Draghi.

Infine, quanto all’argomento che sta tenendo banco sui mercati e cioè la crisi delle valute dei Paesi emergenti che ha abbattuto i listini in questo primo scorcio di 2014, il banchiere ha spiegato che la Bce “monitora attentamente” gli sviluppi sui mercati monetari ed è pronta ad “azioni decisive” se necessarie. “Dobbiamo capire se la volatilità dei mercati emergenti è duratura“, ha aggiunto. Tra i vari strumenti Draghi ha fatto riferimento a “tutti quelli consentiti dai trattati”, accennando all’acquisto di bond e alla interruzione delle operazioni con le quali la Bce sterilizza la liquidità immessa nel sistema per l’acquisto di titoli con il programma Smp.