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Economia

L'aumento del costo del denaro negli Stati Uniti appare più vicino. La Federal Reserve lascia invariati i tassi d'interesse in una forchetta compresa fra zero e 0,25%, ma nel comunicato di fine vertice, i governatori della banca centrale americana hanno eliminato il riferimento alla pazienza prima di varare il primo aumento del costo del denaro che ora appare più vicino. La parola venne adottata per la prima volta nella riunione dello scorso dicembre e utilizzato di nuovo nel meeting di gennaio. Come aveva spiegato in passato il governatore Janet Yellen, stava a significare che la Fed "non alzerà i tassi per almeno i prossimi due meeting".

Rimuovendo quel vocabolo, la Fed cerca una maggiore flessibilità. Il comitato di politica monetaria della Fed (Fomc) giudica comunque "improbabile" l'ipotesi di un rialzo del tasso di riferimento nella prossima riunione di aprile, più probabile da giugno. In ogni caso la banca centrale Usa sottolinea come un ritocco all'insu sarà possibile solo quando avrà registrato "ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro e sarà ragionevolmente fiduciosa nel fatto che l'inflazione possa tornare verso l'obiettivo di medio termine del 2% nel medio termine".

La Federal Reserve ha ritoccato al ribasso le stime sulla crescita dell'anno in corso. Ha rivisto anche le previsioni sulla disoccupazione, che sarà più bassa di quanto anticipato lo scorso dicembre. Per il 2015, la banca centrale americana attende ora una crescita del Prodotto interno lordo tra il 2,3 e il 2,7%, mentre a dicembre aveva previsto una forchetta tra il 2,6 e il 3%. Quest'anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi tra il 5 e il 5,2%, meglio del range tra il 5,2 e il 5,3% previsto in precedenza.  Rispetto alla dichiarazione al termine della precedente riunione del Fomc, emerge un rallentamento dell'economia americana, che passa da una "espansione robusta" a una "crescita piuttosto moderata". La Federal Reserve segnala un "ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione più basso mentre una serie di indicatori evidenziano come continui a ridursi il sottoutilizzo delle risorse". Aumentano gli investimenti così come la spesa delle famiglie, il cui potere d'acquisto è accresciuto dal calo dei prezzi energetici. Unico segnale meno 'incoraggiante' la lentezza della ripresa del settore immobiliare e un indebolimento delle esportazioni.

Restano "equilibrati" i rischi per le prospettive dell'economia e del mercato del lavoro mentre l'inflazione dovrebbe nel breve termine restare intorno agli attuali bassi livelli anche se il comitato di politica monetaria si aspetta un "graduale ritorno" al 2% nel medio termine.

La scomparsa del termine'paziente' dal comunicato finale della Fed non significa che "saremo impazienti" sui tassi. Lo afferma il presidente della Fed, Janet Yellen, sottolineando che anche dopo il primo aumento la politica monetaria resterà molto accomodante. "Alla luce dei Continui miglioramenti delle condizioni macroeconomiche, non vogliamo scartare l'ipotesi che un aumento dei tassi possa rendersi necessario nei prossimi meeting ma ogni misura dipenderà dall'andamento dei dati macroeconomici". "Un rialzo dei tassi a giugno non si verificherà necessariamente" ma la Federal reserve "non può escludere" tale ipotesi. La prima donna a guidare la fed ha avvertito il mercato: una stretta monetaria "potrebbe verificarsi a qualsiasi riunione dopo quella di aprile" ma tutto dipende - come già detto in più occasioni - dai progressi sul fronte dei due obiettivi della fed, piena occupazione e stabilità dei prezzi. Il dollaro forte spinge al ribasso l'inflazione ma riflette anche un'economia americana più forte. Lo afferma il presidente della Fed, Janet Yellen.

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