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Economia

 

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Per il settore della telefonia non è un momento semplice, tra competizione in crescita e normative che spesso sono sempre più penalizzanti, soprattutto per gli incumbent. Eppure al mercato il settore sembra tornare a piacere e non solo per il riaccendersi del "risiko" nel vecchio continente, col tentativo di Telefonica e Kpn di fondere le proprie attività in Germania sotto il marco O2 che sembra essere diventato il banco di prova per un settore ansioso di sapere se le autorità di regolamentazione daranno via libera ad operazioni che i  gestori telefonici dicono essere necessarie per stimolare la crescita.

Sotto i riflettori sono oggi i conti di Deutsche Telekom, che pure avendo chiuso il secondo trimestre con un utile di 530 milioni di euro (in crescita del 10% rispetto allo scorso anno, ma distanti dai 708 milioni attesi in media dagli analisti) e con ricavi in crescita del 5,4% a 15,2 miliardi (consensus: 14,6 miliardi) sale di oltre il 6,5% a Francoforte, pur se la società ha rivisto al ribasso le proprie stime sui risultati dell'intero esercizio, indicando in particolare un Ebitda, escluse componenti straordinarie, di 17,5 miliardi di euro (contro i 18 miliardi attesi in precedenza) e una generazione di free cash flow attorno a 4,5 miliardi di euro (dai 5 miliardi finora indicati).

Colpa, o merito, della decisione di aumentare gli investimenti negli Stati Uniti, dove il gruppo ha acquistato il 74% di MetroPcs pagando 4 dollari per azione (per complessivi 1,5 miliardi) e fondendola con la sua controllata T-Mobile Usa (alla "newco", il 26% del cui capitale è rimasto ai soci di MetroPcs, sono poi stati caricati "solo" 11,2 miliardi di dollari di debito contro i 15 miliardi inizialmente preventivati), dando così vita al terzo operatore mobile a stelle e strisce dietro a Verizon Wireless e At&t. Un mercato che cresce molto più rapidamente e con maggiori margini di profitto di quello europeo.

Deutsche Telekom sembra dunque aver "pescato il jolly" dal mazzo un poco come capitato a Sergio Marchionne con l'acquisizione di Chrysler da parte del gruppo Fiat. Per Franco Bernabè potrebbe essere un monito da tener presente nel momento in cui la discussione tra il top management di Telecom Italia e gli azionisti di riferimento, a partire dalla spagnola Telefonica, sembra incentrarsi sull'opportunità di scorporare la rete di accesso italiana per abbattere l'indebitamento e liberare risorse da investire, ad esempio, in America Latina.

Luca Spoldi

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