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telecom sede 500


Con l'accordo che consente a Telefonica di rilevare per 1,09 per azione la gran parte dei titoli in mano ai soci italiani in Telco (holding che controlla Telecom Italia col 22,4% del capitale), il controllo di fatto dell'ex monopolista italiano passa da Roma (anzi Milano, visto che di soci finanziari come Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo si tratta) a Madrid. Ma se Cesar Alierta, presidente di Telefonica, può dirsi almeno in parte soddisfatto, pagando per il 12% circa di Telecom Italia meno della metà di quanto gli costò nel 2007 il primo 10%, molto meno possono dirsi felici gli italiani, che debbono leccarsi chi più chi meno le ferite.

In particolare Telefonica, che per procedere all'acquisizione utilizzerà contanti e azioni proprie, pagherà 324 milioni di euro oggi (importo che servirà a Telco per ridurre di altrettanto il proprio indebitamento bancario (1,065 miliardi di euro in scadenza a novembre), mentre i restanti 700 milioni di debito restano sulle spalle di Mediobanca e Intesa Sanpaolo, "in parti uguali, attraverso un nuovo finanziamento a condizioni di mercato") per portarsi al 66% di Telco (e dunque al 14,78% di Telecom Italia). Altri 117 milioni di euro saranno necessari per far salire la partecipazione in Telco al 70% (in Telecom Italia al 15,68%), mentre ne serviranno circa 380 milioni per incrementare dagli 820 milioni attuali a 1,2 miliardi (il 10% egli  1,7 miliardi complessivi) la partecipazione al prestito titoli sottoscritto dagli azionisti di Telco, in questo caso non tramite contanti ma utilizzando azioni proprie valorizzate 10,86 euro (con uno sconto di circa il 5% rispetto alla chiusura  di borsa di ieri di 11,41 euro).

Mario Greco Generali 500

 

In tutto sono 821 milioni di euro: tuttavia i titoli in mano a Telefonica (di Classe C, privi di diritto di voto) potranno poi essere convertiti in titoli (di Classe B) con diritto di voto dal primo gennaio 2014 fino al raggiungimento di una quota massima del 64,9% dei diritti di voto; sempre dal primo gennaio del prossimo anno Alierta potrà acquistare per cassa tutte le azioni dei soci italiani in Telco, "ad un prezzo determinato valorizzando la partecipazione di Telco in Telecom Italia al maggiore tra euro 11 e il prezzo di mercato delle azioni al momento dell'esercizio della opzione call", pagando il 50% in contanti e il restante 50% in contanti o azioni proprie a sua scelta.

Essendo difficile che il titolo possa superare 1,1 euro (al momento oscilla attorno ai 60,5 centesimi per azione) si può pensare che a Telefonica l'ultimo 30% di Telco (il 6,72% di Telecom Italia) costerà circa 900 milioni. Riassumendo: per ottenere il 22,4% di Telecom Italia Telefonica finirà col pagare in tutto 3,8 miliardi circa tra azioni e debito, valutando implicitamente l'ex monopolista italiano quasi 17 miliardi contro una capitalizzazione di mercato di scesa ormai sui 10,5 miliardi scarsi. Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo, che hanno rilevato da Olimpia i titoli Telecom Italia a 2,75 euro l'uno chiudono la vicenda con pesanti minusvalenze, peraltro già in buona parte iscritte a bilancio (Telco stessa aveva progressivamente svalutato i titoli a 1,2 euro l'uno) e dunque non destinate a gravare ulteriormente sui conti.

enrico cucchiani



Anzi, Mediobanca, che aveva già tagliato a 53 centesimi per azione il valore di carico della partecipazione nell'ultimo bilancio, dovrebbe poter contabilizzare una plusvalenza potenziale attorno ai 60 milioni di euro secondo gli analisti italiani, mentre Generali in una nota ha già fatto sapere che l'accordo "è in linea con i nostri obiettivi di rafforzamento patrimoniale" e "permette di guardare con ottimismo alla distribuzione di un dividendo soddisfacente a fine anno", una volta iscritta un'ultima svalutazione in bilancio che "sarà di circa 65 milioni di euro e sarà registrata nel terzo trimestre del 2013".

Sullo sfondo resta la famiglia Fossati, socia al 4,98% attraverso la finanziaria di famiglia Findim, dopo aver acquistato quasi 670 milioni di titoli pagandoli circa 2 euro l'uno per quasi 1,335 miliardi di euro e averli poi svalutati sino a 1,705 euro (con una prima minusvalenza di quasi 198 milioni), deve sperare che la borsa ritenga 1,1 euro il vero "valore di equilibrio" del titolo. Solo così potrebbe rientrare di 335 milioni dei circa 735 milioni di ulteriori minusvalenze che gravano tuttora sui conti di Findim a causa dell'investimento nell'ex monopolista telefonico italiano. Un investimento che comunque finirebbe con l'aver bruciato non meno di 600 milioni di euro in sette anni: non propriamente un risultato brillante neppure per gli ex padroni della Star.

Luca Spoldi

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