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Economia

 

Franco Bernabè (1)

Per Telecom Italia eventuali “freni od ostacoli al naturale processo di consolidamento porterebbero infatti a un ulteriore ritardo dello sviluppo delle reti Lte”, un settore in cui “l’Europa registra già un forte ritardo rispetto agli Stati Uniti” secondo quanto ha dichiarato stamane, aprendo i lavori dell’assemblea societaria, presidente esecutivo del gruppo, Franco Bernabé. Per Bernabè, in particolare, l’integrazione dell’ex monopolista telefonico italiano con 3 Italia, quarto gestore mobile del nostro Paese controllato dal gruppo cinese Hutchison Whampoa, potrebbe invece facilitare lo sviluppo della rete di nuova generazione, specie se si giungesse ad un accordo con Cassa Depositi e Prestiti sulla rete fissa, grazie alla riduzione dei costi e alle sinergie industriali che l’operazione consentirebbe.

La premessa per raggiungere tale risultato, ovviamente, è che l’integrazione venga “realizzata a valori che rappresentino in modo corretto l’effettivo apporto delle due società”. Un tema che torna oggi al centro delle indiscrezioni, dato che l’Ebitda “reale” di H3G (società che tuttora brucia circa 300 milioni di euro di cassa all’anno) sarebbe risultato dalla due diligence avviata dal gruppo italiano più basso di quello a bilancio (si passerebbe da 246 a meno di 100 milioni di euro), cosa che farebbe calare il valore di 3 Italia dagli iniziali 2 miliardi di euro (più altri 2-2,2 miliardi di benefici fiscali legati alle perdite pregresse) ad una cifra fortemente inferiore (alcuni parlano di 700-800 milioni) e tale da ridurre significativamente l’ammontare di titoli Telecom Italia (circa il 3% del capitale post-integrazione anziché l’inizialmente stimato 8%-9%) ottenibili in cambio dell’apporto della stessa 3 Italia.

Comunque sia, secondo il manager le sinergie dell’integrazione dei due gruppi consisterebbero in particolare in “riduzioni di costo in termini di strutture commerciali e di sviluppo delle reti Lte, a cui si aggiungono i benefici di bacini di clientela complementari”, mentre “il possibile accordo con Cassa depositi e prestiti comporterebbe il vantaggio rappresentato dal fatto che le risorse finanziarie apportate dalla Cdp consentirebbero una significativa accelerazione dei piani di sviluppo delle reti di nuova generazione previsti nel piano industriale di Telecom Italia, in linea con gli obiettivi infrastrutturali posti dall’Agenda digitale europea recepita, di recente, anche nell’ordinamento nazionale”.

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