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Economia
Telecom-Mediaset, gli analisti frenano. Ma la strada per la fusione c'è

Come se non bastassero i dati macroeconomici a movimentare l'estate di Piazza Affari, puntuale ritorna a cadenza biennale l'ipotesi delle ipotesi: la fusione tra Telecom Italia e Mediaset. Stavolta a rilanciarla è stato proprio Affaritaliani.it, un giorno prima dell'offerta di Cesar Alierta per Gvt che ha permesso a molti di riordinare le fila di uno scenario che stavolta pare davvero profilarsi.

Ma andiamo con ordine. Affaritaliani.it ha scritto martedì scorso di un tavolo informale avviato in questi giorni sulla fusione tra il Biscione e la ex Sip. Il giorno dopo, la notizia del blitz di Telefonica che punta a mettere le mani sulla controllata di Vivendi, da anni corteggiata proprio da Telecom, che permetterebbe a entrambi, spagnoli e italiani, di diventare leader nel ricchissimo mercato brasiliano, grazie alla rete fissa a banda larga in mano a Gtv che copre quasi tutto il Paese.

Vivendi potrebbe così concentrarsi sul business dei contenuti e allearsi con Mediaset, avendo in portafoglio quell'8% di Telecom portatogli in dote dall'offerta di Alierta. Trait d'union perfetto dell'affare sarebbe Vincent Bollorè, presidente del tycoon francese e buon amico dei Berlusconi. Non solo: il finanziere bretone è anche azionista Telecom, e dunque il passo successivo potrebbe portare proprio ad una alleanza, e poi a una fusione, tra il Biscione e la società di tlc.

Fantafinanza? A Piazza Affari serpeggia scetticismo. Gli analisti contattati da Affaritaliani.it spiegano che oltre alla distanza di business, le nozze pongono troppi problemi di governance e politici. Certo, ammettono, la tendenza alla convergenza tra i grandi produttori di contenuti e i colossi delle telecomunicazioni c'è (At&T insegna). Ma chi segue il titolo Telecom è sicuro che a segnare il futuro del gruppo sarà la risposta di Vivendi a Telefonica.

Se dovesse accettare la cospicua offerta da 6,7 miliardi di euro, l'ipotesi potrebbe davvero concretizzarsi. Se invece, come Marco Patuano vorrebbe, i francesi rifiutassero e scegliessero un'alleanza con gli italiani, fondendo Gvt e Tim Brasil, (ma qui si apre il problema dei soldi: Telecom è sommersa dai debiti e ha i principali azionisti in uscita) allora una matrimonio col Biscione resterebbe sullo sfondo.

Ma un matrimonio Telecom-Mediaset non è l'unico argomento estivo ad attirare l'attenzione e lo scetticismo degli analisti. Un'altra operazione, questa già annunciata (da Naguib Sawiris su Affaritaliani.it) e messa nero su bianco dai diretti interessati. Stiamo parlando della quotazione di ItaliaOnline che punta ad un valore equity, prima dell'aumento di capitale, di ben 400 milioni di euro.

La società che gestisce i portali Libero.it e Virgilio.it, controllata dalla Orascom Tmt di Sawiris, ha già scelto le banche per l'Ipo (Barclays e Banca Imi) e punta a presentare la domanda di ammissione entro settembre per debuttare entro fine anno. Ma ciò che rende perplessi gli operatori di Piazza Affari non è tanto il consistente piano di stock option previsto per il ceo Antonio Converti e la sua squadra di una decina di manager (4% del capitale diviso tra una tranche al momento dell'ipo e un'altra due anni dopo a patto che venga raggiunto l'85% dell'ebitda previsto nel piano) ma piuttosto i numeri che stanno per essere presentati: lo scorso anno i ricavi di ItaliaOnline hanno toccato quota 97,7 milioni, mentre il patrimonio risultava di 150 milioni (con Virgilio valutato 53 milioni). Insomma, cifre ben lontane dai 400 milioni auspicati.

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