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E' pesante sinora il bilancio giornaliero di Telecom Italia a Piazza Affari: dopo un'indiscrezione di stampa relativa a un possibile aumento di capitale il titolo cede infatti oltre il 5% scivolando sotto i 0,515 euro per azione, nonostante una nota dell'ex monopolista telefonico italiano che smentisce che il Cda di domani, che dovrà approvare la semestrale, possa affrontare il tema di una ricapitalizzazione.

A nulla valgono per ora pure i risultati della controllata Tim Participacoes che ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita a 4,94 miliardi di reais (+8%) rispetto ai 4,77 miliardi attesi dal consensus e un utile netto rettificato di 385 milioni (consensus: 348 milioni). Risultati in parte controbilanciati dai dati più deboli del previsto di Telecom Argentina, che ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 662 milioni di pesos, rispetto ad un consensus di 802 milioni.

Del resto con un indebitamento netto che sfiora i 31,9 miliardi, più che triplo della capitalizzazione di borsa (9,5 miliardi appena)  e un credit rating pericolosamente vicino alla soglia del "junk" (cartaccia), il mercato resta particolarmente sensibile all'ipotesi che nonostante tutto la società guidata da Franco Bernabè possa aver effettivamente bisogno di ricapitalizzare quanto meno per far fronte a ulteriori svalutazioni dell'avviamento, che secondo le indiscrezioni di stampa potrebbero valere fino a 2 miliardi di euro, una cifra che rischia di far chiudere il semestre in rosso.

Se si somma il fatto che le discussioni per lo scorporo della rete fissa non sembrano potersi sbloccare a breve e che la trattativa per una integrazione con 3 Italia è sfumata per l'ostilità di Telefonica (azionista di riferimento in Telco, holding di controllo del gruppo  col 22,447% del capitale di Telecom Italia), si può capire il perché della prudenza del mercato alla vigilia della semestrale, nonostante che ieri il Credit Suisse, reputando il gruppo italiano una possibile "preda" nella partita di risiko che si è tornata ad aprire sulle società di telecomunicazioni europee, avesse inserito il titolo nel suo paniere "M&A 15" che raggruppa appunto i quindici titoli per i quali sembrano sussistere le maggiori probabilità di una prossima operazione di fusione o acquisizione.

Così il titolo resta sulle montagne russe, per la gioia dei trader ma molto meno dei suoi azionisti stabili come soci come Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, da tempo tentati dal porre fine a un'avventura che non ha portato loro fortuna (Generali, in particolare, partì da una valutazione dei titoli Telecom Italia di 2,75 euro ridottasi poi a 1,2 euro), come non l'ha portata a Telefonica (che ha pagato i titoli oltre 2,8 euro nel 2007), che però secondo molti si sarebbe in parte consolata potendo marcare stretto il suo principale concorrente sul mercato brasiliano. In attesa di capire se e quante altre operazioni di "pulizia" di bilancio dovrà ancora effettuare l'ex m monopolista telefonico italiano prima di tornare a brillare.

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