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"Il caso Telecom? La cronaca di un fallimento annunciato. Un destino già scritto, fin dalla privatizzazione nel 1997. Poi gestioni, dal nocciolo duro degli Agnelli ai capitani coraggiosi Gnutti e Colaninno e da Tronchetti Provera fino agli azionisti di Telco, in cui c'è stata una proprietà che l'ha usata soltanto per i propri scopi senza metterci un euro, cercando plusvalenze, guadagni collaterali e staccando il più possibile dei dividendi".

L'analisi sulla "sciagurata vicenda di Telecom" è di Marco Onado (nella foto sotto), economista della Bocconi intervistato da Affaritaliani.it, uno dei massimi esperti in Italia di intermediari finanziari ed ex consigliere Telecom (indipendente) dal 2004 al 2007. Uomo che ha seguito, quindi, da vicino le sorti dell'ex monopolista telefonico e che dice: "Generali, Mediobanca e Banca Intesa hanno spolpato per primi Telecom".

L'Intervista

Mediobanca, Banca Intesa e Generali hanno passato il controllo di Telecom a Telefonica. Come valuta l'operazione, lei che conosce bene Telecom avendo fatto parte del consiglio di amministrazione, come consigliere indipendente, dal 2004 al 2007?
"E' un'operazione scritta nelle cose. Una sciagura. Da quando, cioè, è stata privatizzata e i capitalisti italiani non hanno voluto metterci il becco di un quattrino, ma allo stesso tempo hanno preteso di comandare con uno 0,6%. Fino alla scalata di Colaninno con 90 milia miliardi di lire di debito poi accollati alla società, all'uguale scalata di Marco Tronchetti Provera che non impresso, ahimè, un  cambio di rotta nel gestire le sorti della società telefonica, mantenendo vivo il problema del debito, fino all'ultimo atto di questa vicenda e cioè il passaggio di consegne da Olimpia ai soci italiani e stranieri di Telco. Negli ultimi anni, Telefonica è stata sapientemente alla finestra e quando ha visto che i soci italiani non mettevano i soldi nella società e l'azienda da sola non era in grado di investire, si è fatta avanti. Un risultato scontato. Questa operazione dimostra che, come al solito, i soldi si trovano sempre per pagare i grandi azionisti, ma la società non ci guadagna niente e i soci di minoranza vedono passare di mano il controllo a un prezzo ben diverso da quello di mercato".

marco onado

Il problema, ora, anche del governo in un ottica di asset strategico per lo sviluppo del sistema Paese è quello dell'uso e degli investimenti della rete telefonica per cui il presidente Franco Bernabè aveva aperto il capitolo spin-off. Il presidente del Consiglio  Enrico Letta si è detto fiducioso sulla sensibilità degli spagnoli nella gestione degli argomenti "personale " e "rete telefonica". Ha ragione? Come si comporterà Telefonica?
"Difficile dirlo, ma, come ha dimostrato il caso di altre società italiane, le aziende da sole non muoiono dalla voglia di scorporare l'infrastruttura e di metterla a disposizione di tutti gli altri competitors".

E quindi?
"O glielo impone una politica industriale vera oppure il dossier resta sulla carta. Il problema è che l'Italia ha  rinunciato da molto tempo a fare vera politica industriale che non si sa più dove sia di casa".

A questo punto, cosa può fare il governo Letta? Quali sono i suoi margini di azione?
"Il problema non è lo spettro di strumenti che l'esecutivo ha a sua disposizione, quanto il suo grado di coesione politica. Una compattezza politica che questo governo non ha e che non gli permette di agire con efficacia".

Quindi, alla fine, vedremo sfilarci di mano in maniera molto rapida Telecom com'è successo per Parmalat, senza poter fermare il blitz estero...
"Il paragone non è esattamente lo stesso, ma il confronto ci sta. Diversamente dalla vicenda del gruppo alimentare di Collecchio, qui abbiamo il caso di una proprietà che ha dimostrato di voler usare una società soltanto per i propri scopi, senza metterci un euro, cercando plusvalenze, guadagni collaterali e staccando il più possibile dividendi. Questo è il capitalismo che abbiamo e che ci meritiamo". 

E il management ha fatto degli errori? Il presidente Franco Bernabè, nella sua lunga gestione, ha delle colpe?
"Bernabè è stato chiamato al capezzale di una società che già non aveva più autonomia gestionale, perché troppo indebitata. I soci a tutto pensavano fuorchè a un investimento del capitale e a un abbattimento del debito. Quindi, Bernabè ha potuto soltanto prendere atto della cronaca di un fallimento annunciato".

Quindi, Telecom era già "morta"?
"Era in stato comatoso, perché il management non aveva autonomia gestionale".

Quando parla di soci privati che hanno spolpato l'azienda include anche gli ultimi azionisti italiani di Telco e cioè Generali, Mediobanca e Banca Intesa?
"Certo, loro per primi".

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