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Sono, non da oggi, l'oggetto "del desiderio" di Telefonica (quanto meno per stoppare un pericoloso concorrente, non potendovi mettere direttamente le mani sopra per problemi di Antitrust) e dei potenziali "nuovi soci" industriali di Telecom Italia: le controllate brasiliana (Tim Participacoes, meglio nota come Tim Brasil) e argentina (Telecom Argentina). Perché lo siano è facile capirlo: mentre in Italia la crisi economica e la competizione sempre più accesa stanno da tempo facendo calare fatturato e margini reddituali, in Sud America i mercati sono in crescita e i margini ancora pingui.

Bastano alcuni dati a capire di cosa stiamo parlando: Tim Brasil (11.622 dipendenti), che offre servizi nelle tecnologie Umts e Gsm, oltre che (attraverso la controllata Intelig Telecomunicacoes) servizi di trasmissione dati su fibra ottica, ha registrato nei primi sei mesi dell'anno un fatturato di 3,62 miliardi di euro (in crescita del 7,1% rispetto ai 3,38 miliardi della prima metà del 2012), con un Ebitda (margine operativo lordo) salito a 919 milioni (+2,9% dagli 894 milioni di un anno prima), nonostante il peso in relazione al giro d'affari sia calato dal 26,5% al 25,4%. Dal canto suo Telecom Argentina (16.803 dipendenti), attiva nella telefonia mobile in Argentina tramite Telecom Personal ed in Paraguay con Nucleo,  ha visto salire il fatturato nello stesso periodo a 1,89 miliardi (+22,5% dagli 1,54 miliardi di un anno prima) e l'Ebitda a 537 milioni (+15,9% da 465 milioni).

Sempre nei primi sei mesi dell'anno le attività italiane di Telecom Italia (53.224 dipendenti) hanno invece registrato un calo sia del giro d'affari (8,104 miliardi contro 9,055 di dodici mesi prima, -10,5%), sia dell'Ebitda (3,943 miliardi da 4,423 miliardi, -10,9%). Non solo: a causa della pressione competitiva, Tim, come facevano notare gli esperti del Credit Suisse solo due giorni fa, "pur riducendo la sua offerta di banda continua a offrire banda abbastanza larga per la maggior parte dei consumatori a 10 euro a Megabyte, ben al di sotto degli oltre 14 euro a Megabyte della Arpu (ricavo medio per utente, ndr) della sua base di clienti attivi".
 

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