Le “dichiarazioni di Franco Bernabe’ non sono rispondenti al vero e sono contraddittorie”. E’ quanto scrive in una nota del portavoce di Marco Tronchetti Provera. “In relazione ad alcuni riferimenti fatti oggi dal dottor Franco Bernabe’ – si legge – , nel corso dell’assemblea di Telecom Italia, circa l’”operato delle precedenti gestioni”, si ricorda che il dottor Bernabe’ e’ alla guida del Gruppo da quasi sei anni. Stupisce che, anche a distanza di tempo, non si ritenga piu’ utile che ciascuno si assuma le proprie responsabilita’, anziche’ fornire ricostruzioni non corrispondenti al vero e riproposte piu’ volte e in modo contraddittorio, nel corso di questi anni”. In una nota, diffusa dal portavoce del numero uno di Pirelli, si risponde punto per punto alle dichiarazioni del presidente esecutivo di Telecom.
BERNABE’: “PORTIAMO AVANTI FUSIONE TELECOM-TIM AVVIATA DA TRONCHETTI”. SUL DEBITO, IN CALO CON GESTIONE PIRELLI: “E’ STATO FATTO UN ECCELLENTE LAVORO DI CONSOLIDAMENTO”
Dall’acquisizione della partecipazione in Olivetti-Telecom da parte di Olimpia alla fine del 2004, l’indebitamento netto del Gruppo Olivetti-Telecom era migliorato sensibilmente passando da circa 43 miliardi di euro (dato al 30 settembre 2001) a 29,5 miliardi di euro (al 31 dicembre 2004). In seguito alla fusione Telecom-Tim, l’indebitamento della società ammontava a 46,7 miliardi, ridotto a 37,3 miliardi di euro a fine dicembre 2006, un livello comunque inferiore a quello del settembre 2001. Il target di indebitamento per il 2007 indicato durante la gestione Pirelli era di 33,5 miliardi di euro. Negli anni della gestione Pirelli, inoltre, Telecom Italia aveva lavorato al consolidamento del proprio indebitamento, che a fine 2006 era per il 70% a tasso fisso. Su questo tema, il 18 febbraio 2008, proprio il dottor Franco Bernabè, aveva dichiarato: “è stato fatto un eccellente lavoro di consolidamento che ci rende molto tranquilli e sereni anche nelle difficili condizioni che hanno caratterizzato i mercati negli ultimi mesi”. Le fusioni Olivetti-Telecom e Telecom-Tim avevano consentito di semplificare la struttura societaria di Telecom Italia, di avvicinare i flussi di cassa all’indebitamento, migliorandone la gestione, e di favorire la convergenza tra piattaforme di telefonia fissa e mobile. Su quest’ultimo punto, sempre il dottor Bernabè, il 5 giugno 2008 in un’intervista al Sole 24 Ore aveva dichiarato: “L’integrazione fisso-mobile che portiamo avanti l’ha avviata lui (ndr Tronchetti Provera) con la fusione Telecom-Tim…L’obiettivo è quello di arrivare a una completa integrazione tra fisso e mobile”. Le fusioni hanno comportato anche un beneficio finanziario per tutti gli azionisti, ai quali sono stati “restituiti” 19 miliardi di euro per il riacquisto delle minorities di Olivetti (5,3 miliardi di euro) e TIM (14 miliardi di euro).
GESTIONE PIRELLI: NEL 2006 PER UE ITALIA ERA PAESE D’ECCELLENZA PER SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
A luglio 2006, la relazione annuale dell’Agcom, tra l’altro, riportava: “nel comparto delle telecomunicazioni…l’Italia viene indicata in sede europea come un Paese d’eccellenza nella promozione di servizi a innovativo contenuto tecnologico. La Commissione europea, nel suo ultimo rapporto sullo stato delle telecomunicazioni elettroniche in Europa, sottolinea il ruolo leader dell’Italia nella telefonia mobile e nell’unbundling…Nella diffusione della banda larga eravamo agli ultimi posti. Ai nostri giorni l’Italia, pur partendo da posizioni di retroguardia, sta crescendo con un tasso di incremento (187% in due anni), significativamente superiore a quello dell’Europa a quindici”. Risultati questi certamente non ottenuti attraverso “scorciatoie finanziarie”, ma mediante una gestione che puntava alla crescita e allo sviluppo dell’azienda, come confermano i dati sugli investimenti effettuati durante la gestione Pirelli. Dal settembre 2001 alla fine del 2006, Telecom Italia ha effettuato investimenti per oltre 20 miliardi di euro, di cui il 70% in innovazione. Analizzando i dati dei principali ex monopolisti europei tra il 2001 e il 2005, emerge che Telecom Italia era l’operatore che dedicava agli investimenti una quota maggiore del fatturato (oltre il 17%). Proprio per via di questi investimenti la rete di Telecom Italia, come sottolineato da uno studio di Morgan Stanley del novembre 2004, risulta essere una delle più avanzate in Europa in termini di tecnologia ed efficienza. Anche questo elemento trova conferma nelle parole del dottor Franco Bernabè che, il 13 dicembre 2008, in un’intervista al Corriere della Sera, dichiarava: “la nostra è la rete migliore…”, “lo diceva Tronchetti Provera” – replicava il giornalista – “e aveva ragione…” era la risposta del dottor Bernabè.
BERNABE’: “SENZA RETE NON C’E’ TELECOM ITALIA”
Sul tema della separazione della rete il dottor Franco Bernabè, come si evince dalle dichiarazioni riportate dai media, ha espresso nel tempo opinioni molto diverse tra loro. Tra le tante ricordiamo quella rilasciata a Firenze il 30 settembre 2009: “Telecom Italia è la rete e senza la rete non c’è Telecom Italia”.
GESTIONE PIRELLI: CRESCONO I RICAVI INTERNAZIONALI
Per quanto riguarda la presenza estera di Telecom Italia, in termini di ricavi, le attività internazionali
erano passate dai 3.681 milioni di euro del 2001 (11,9% del totale) ai 5.072 milioni di euro del 2006 (16,2% del totale). L’Ebitda delle attività internazionali da 932 milioni di euro (6,8% del totale) a 1.114 milioni di euro (8,7% del totale). Le linee mobili estere del Gruppo erano aumentate dai 30,7 milioni del 2001 (56% del totale) ai 36,4 milioni di fine 2006 (53% del totale), con una crescita superiore al 18%. Nello stesso periodo, i clienti broadband in Europa erano passati da 0 a 1,9 milioni (circa il 22% del totale clienti broadband della società). Le cessioni effettuate avevano riguardato partecipazioni internazionali non strategiche, prevalentemente di minoranza e che non consentivano di intervenire nella gestione, tra Europa e Sud America, per focalizzare la presenza internazionale sulla telefonia mobile in Brasile e sulla banda larga in Europa. Per quanto riguarda il Brasile, TIM Brasil passava dai 5,3 milioni di clienti del 2002 ai 25,4 milioni di fine 2006 (in crescita del 26% rispetto al 2005), con una quota di mercato del 25,4%. La società diventava così leader di mercato come operatore GSM con 23,1 milioni di linee a fine 2006. Alla fine del 2006, TIM Brasil generava ricavi per 3,96 miliardi di euro, quasi quadruplicati rispetto agli 1,03 miliardi del 2002. Per quanto riguarda il “Progetto Broadband europeo”, Telecom Italia passava dai 160 mila clienti del dicembre 2003 tra Olanda, Francia e Germania agli 1,9 milioni di fine 2006.
C’ERA UNA STRATEGIA PER IL FUTURO DI TELECOM
Rimane agli atti il tentativo fatto da Pirelli di individuare un percorso strategico di sviluppo per Telecom Italia che, già nel 2006, proprio tenuto conto dell’evoluzione delle tecnologie e della sempre minore redditività dei servizi tradizionali (visibile fin da allora), puntava all’integrazione tra Telecom Italia con fornitori di contenuti (Murdoch e Time Warner) e altri operatori di telecomunicazioni (Telefonica prima, AT&T e America Moviles dopo). L’obiettivo era quello di sviluppare, in un mercato che si andava rapidamente trasformando, nuovi servizi a maggior redditività, fruibili su più piattaforme e destinati a un più ampio bacino di distribuzione grazie ai network degli eventuali partner. Questa era la strategia scelta. Tali operazioni, come tutti ricordano, furono fortemente osteggiate e poi bloccate in nome dell’“italianità”. Uscita Pirelli dalla compagine azionaria, Telefonica entrò subito in Telco e oggi si parla di ipotesi di integrazione con operatori esteri. La necessità di un percorso di integrazione internazionale torna quindi d’attualità.
