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microsoft nokia 500


Per alcuni è la (tardiva) risposta di Microsoft alla mossa con cui Google ha lanciato la sfida rilevando giusto un anno fa (il 15 agosto 2012) Motorola Mobility per 12,5 miliardi di dollari (salvo rivendere solo quattro mesi dopo per 2,35 miliardi la divisione che produceva set top box televisivi), ma gli analisti più attenti non sembrano avere dubbi: l'annuncio di Microsoft di aver rilevato per 5,44 miliardi di euro (7,2 miliardi di dollari) le divisioni Smart Devices e Mobile Phones di Nokia, che da sole rappresentavano finora metà del giro d'affari del colosso finlandese (che avendo ceduto anche i marchi Asha e Lumia e la licenza sul marchio Nokia, nonché sul proprio portafoglio brevetti per i prossimi 10 anni, si concentrerà ora sulle infrastrutture di rete) non è altro che l'ultima conferma di un trend che era da tempo nell'aria.

Il primo a intuire che la convergenza telefonica avrebbe aperto nuove "praterie" in cui andare a caccia di clienti e di utili per miliardi di dollari era stato, del resto, Steve "stay hungry, stay foolish" Jobs, che ha saputo trasformare in pochi anni un produttore di personal computer come Apple in un grande gruppo di elettronica da consumo, rivoluzionando prima il settore della musica con la nascita degli iPod e del servizio iTunes, poi quello della telefonia con i suoi iPhone (e il sistema iOS) e da ultimo il concetto stesso di web, passato da un modello "seduto" all'attuale connettività "mobile" attraverso  una serie di dispositivi che vanno appunto dai lettori MP3, agli smartphone, sino ai tablet pc e agli ultrabook.

google glass 500



A monte della catena, nel settore Ict chi, come Intel, aveva costituito per decenni una diarchia dominante assieme a Microsoft si era da tempo dato l'obiettivo di diventare a sua volta sempre più "mobile", sempre più "cloud", in prospettiva sempre più aperta ad altri sistemi operativi (a partire dall'Android di Google) in grado di guadagnare sempre più ampie fette di mercati in crescita ed in grado di compensare il calo dei volumi di vendita nel mercato, maturo, dei personal computer.

A valle, nel mercato della telefonia mobile (e fissa, sempre più su internet grazie alla tecnologia VoIP), i vecchi "incumbent" e i nuovi protagonisti della scena mondiale come Vodafone hanno affilato le armi, ridisegnando il proprio perimetro d'attività, rilanciando un'intensa attività di fusioni e acquisizioni non appena la crisi economica è apparsa alle spalle sui vari mercati geografici, dall'America all'Asia sino all'Europa. Quella a cui si assiste oggi è dunque un "cambio di paradigma" che vedrà sempre più spesso le grandi compagnie dell'Ict, ricche di miliardi di dollari di cassa, contendersi marchi, brevetti e abbonati dei colossi telefonici, molto spesso carichi di debiti per decine di miliardi.



Chi aveva immaginato che fossero le società telefoniche a poter calare l'asso di denari e fare incetta di gruppi high-tech deve ricredersi, la convergenza tecnologica è stata cavalcata più e meglio dai suoi produttori più che dai suoi utilizzatori, per lo più impegnati in battaglie all'ultimo ribasso nel tentativo di ampliare il più possibile il proprio bacino di utenti (sempre meno "fedeli" e sempre meno redditizi, specie in mercati che hanno subito una crisi della domanda domestica, come quelli europei).

Se non cambierà il trend (e per ora non si vede come potrebbe) in futuro la battaglia decisiva per il dominio del mercato della telefonia si combatterà tra produttori di sistemi operativi e microchip, più che tra produttori di telefoni (fissi o mobili) o gestori di reti che, non sarà un caso, sono sempre più spesso scorporate dall'attività degli ex monopolisti telefonici. Dimostrandosi così un asset sempre meno "strategico" per le singole aziende rispetto che per i palazzi della politica di ciascun paese.

Luca Spoldi

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