Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Telepass scarica oneri sui clienti. L’altro business d’oro dei Benetton

Telepass scarica oneri sui clienti. L’altro business d’oro dei Benetton

Quando il monopolio diventa prepotenza…

Telepass, il gestore del sistema di riscossione automatica dei pedaggi che fa capo ad Atlantia (gruppo Benetton) e che in Italia agisce in situazione di monopolio non avendo concorrenti, non ha un sistema che consenta di aggiornare e modificare la carta di credito (o la banca) di appoggio a cui addebitare i pagamenti obbliga i suoi utenti. Risultato: ogni volta che una carta scade il malcapitato utente vede rescisso unilateralmente il contratto e deve restituire i dispositivi. Se vorrà potrà poi procedere ad accendere un nuovo contratto fornendo una nuova carta di credito (o un nuovo conto corrente) d’appoggio.

gilberto benetton
 

A denunciare una pratica che nel primo semestre dell’anno ha già colpito 5.700 utenti è Il Fatto Quotidiano, ma la vicenda per ora non scuote il titolo Atlantia, che a Piazza Affari guadagna circa l’1% a metà giornata, oscillando poco sopra i 24,8 euro per azione con poco meno di mezzo milione di pezzi passati di mano. Forse gli investitori ritengono la vicenda marginale, visto che in tutto sono oltre 6 milioni gli utenti di Telepass, con oltre 10 milioni di titoli di pagamento attivi, resta il fatto che i Benetton sembrano comportarsi con “incontendibile arroganza” e non si capisce il perché. In fondo rinunciare a installare un sistema che gestisca il cambio delle carte per risparmiare qualche milione di euro non è un atteggiamento da primo della classe, anzi. E nel caso di CartaSi, gestita da SI Holding i cui azionisti principali erano le maggiori banche italiane come Intesa Sanpaolo, Mps, Unicredit, Ubi Banca e Banca Carige, ma che fu poi acquisita da Icbpi nel 2009 per 150 milioni di euro, comporta che quando le carte giungono a scadenza all’utente Telepass non resta che sobbarcarsi i costi, anche in termini di tempo, per procedere al rinnovo del proprio contratto.

Certo, la colpa non è chiarissima, perché se CartaSi precisa: “Non entriamo nei meriti dei contratti sottoscritti da terzi”, è anche vero che Telepass anticipa il credito ai propri utenti (fino a 258,23 euro il pagamento avviene a fine trimestre, oltre tale limite l’addebito è effettuato a fine mese) e non prevede una maggiorazione dei costi di pedaggio, dando semmai diritto a una serie di sconti sia su carburanti e alcuni outlet, oltre che su singole tratte autostradali (per i pendolari è possibile ottenere uno sconto fino al 20% del pedaggio della tratta abituale).

(Segue…)
*BRPAGE*

Tuttavia da una società che da 27 anni è leader nei pedaggi automatici con una quota di mercato del 30% in Europa (e del 60% sulla rete autostradale in Italia) e che oltre ai pedaggi autostradali gestisce servizi di pagamento sosta nei parcheggi in struttura convenzionati presso aeroporti, fiere, centri cittadini e stazioni, di accesso all’area C di Milano, di strisce blue in varie città italiane e dal 2015 offre la possibilità di acquistare i biglietti per il traghettamento sullo Stretto di Messina, ci si attenderebbe una maggiore attenzione ai rapporti coi clienti. Clienti che, per inciso, a fronte di 158 milioni di fatturato registra un Ebitda (margine operativo lordo) di 91 milioni, pari al 57,5% del fatturato stesso. Come dire che Telepass “costa” solo 67 milioni, ampiamente ripagato dai canoni annui (appunto pari a 158 milioni).

giovanni castellucci
 

Sono costi “equi”? La procedura di chiusura unilaterale dei contratti quando scadono le carte di credito (e non vi è dunque più chi “garantisca” il credito anticipato da Telepass) è migliorabile? Per rispondere correttamente sarebbe necessario vedere come agirebbero altri concorrenti, peccato che, come detto, in Italia di concorrenti Telepass non ne abbia affatto.

Nel nostro Paese la concorrenza è un concetto da confinare, per quanto possibile, solo sui manuali di economia, anche o forse soprattutto nel caso di imperi che valgono tra 8 e 9 miliardi di euro come quello dei Benetton. Imperi che non risentirebbero “materialmente” della concorrenza su business il cui giro d’affari annuale non raggiunge neppure il 2% del valore di tutte le attività del gruppo. Attività, per di più, che potrebbero a breve crescere ulteriormente se andrà in porto il matrimonio tra Atlantia e la spagnola Abertis, aprendo nuovi mercati anche a Telepass. Sempre che non si concretizzi una contro offerta: dannata concorrenza.

Luca Spoldi