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Economia
Tetto al prezzo del gas: tutti pronti a bollette enormi per gli anni a venire

Il paradosso del prezzo al tetto del gas: se lo fissiamo solo con la Russia ci condanniamo per chissà quanto a bollette folli

I mercati saranno predatori, affamati, distruttivi. Ma sicuramente non sono stupidi. E ora stanno scommettendo che il prezzo del gas rimarrà sopra i 200 euro al Mw/h fino al terzo trimestre del 2023. Tradotto: ancora un anno di bollette impazzite, di aziende che chiudono, di provvedimenti emergenziali. Il famoso Ttf di Amsterdam, ormai diventato parte integrante del vocabolario quotidiano degli italiani, rappresenta una scheggia impazzita perché si tratta di un prezzo speculativo. Però attenzione: speculativo, non truffaldino. Chi dice che il saldo del gas in circolazione è invariato dice una mezza verità, perché è l’incremento della domanda – già iniziato prima dell’invasione russa – a rappresentare un problema: la Cina continua a crescere, l’India pure e l’economia globale, addormentata per un anno a causa della pandemia, ha ripreso a correre dopo aver bruciato tutte le scorte. 

In questo scenario desolante, prendiamoci anche dei meriti: l’Italia, anche per bocca della società di rating Dbrs, ha saputo compiere un percorso con “progressi impressionanti” nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Ora siamo in una posizione più cauta e meno drammatica. Ma certo la bolletta da 1.000 miliardi di euro complessivi che l’Europa ha già pagato – e chissà a quanto arriverà alla fine dell’inverno – sta lì a testimoniare che le azioni o sono coordinate e coraggiose o non possono che tramutarsi in un peso insopportabile.  

Nel frattempo la Norvegia esulta: le forniture di quest'anno sono già aumentate dell'equivalente di 60 terawattora. Immaginando un prezzo medio di 100 euro Mwh (per tenersi bassi), si tratta di 6 miliardi di euro in più, ovvero l’1,6% in più del pil nominale della Norvegia. Le autorità energetiche del Paese si sono già dette pronte a negoziare un tetto al prezzo del gas, ma quale sarà? E poi: i vecchi accordi con la Russia erano nella modalità “take or pay”, cioè si fissava un quantitativo (a un certo prezzo) che doveva essere in ogni caso acquistato. Ora con la Norvegia si farà lo stesso? E se i prezzi scendessero quanto continuerebbe a costare l’energia? Siamo pronti a vedere aumentare per chissà quanto il costo dell’energia domestico e delle imprese?

Gli appassionati di numeri non avranno dimenticato il Brent e il Wti che venivano scambiati in territorio negativo (“ti pago purché ti prendi il petrolio”) ad aprile 2020, quando il mondo si paralizzò. Ma poi, fortunatamente, tutto è ripartito. Le aziende però si sono “spaventate” e hanno cambiato abitudini. Non più stoccaggi amplissimi, ma acquisti solo in caso di richiesta. Il che ha determinato una fibrillazione dei prezzi che aveva già fatto temere un caro bollette (puntualmente verificatosi) per l’inverno scorso. Che fortunatamente è stato piuttosto mite.

Torniamo al Ttf: il prezzo sopra i 220 euro per Mw/h è un’anomalia? Certo che sì. Per questo si vuole ovviare all’aumento indiscriminato del prezzo dell’energia con un price cap europeo. Come fa notare Verità & Affari di oggi, tra l’altro, non tutti i Paesi europei pagano il gas per settembre con la stessa cifra. Spagna e Francia hanno uno sconto di circa 60 euro al Mwh, mentre l’Italia paga addirittura un premio rispetto al Ttf. Ora, poiché la conseguenza naturale del price cap è che la Russia chiuda i rubinetti definitivamente – mentre ora l’ha fatto soltanto con Nord Stream 1 che serve quasi esclusivamente la Germania l’Italia si troverebbe senza più il gas russo e preda della morsa della speculazione.

Nel frattempo, mentre il gas di Mosca è stato soppiantato da quello norvegese, l’Europa è l’unica che ha deciso di tagliare i ponti con la Russia facendosi del gran male da solo. Gli Usa sono autosufficienti e hanno perfino la possibilità di inviare Gnl verso il Vecchio Continente guadagnandoci. La Cina è “amica oltre misura” della Russia. L’India tentenna. Insomma, a voler fare i più puri tra i puri, rischiamo di esserci tirati la zappa sui piedi senza possibilità di tornare indietro. Se il tetto al prezzo del gas venisse fissato (come sembra) al di sopra del tetto dei 30 euro per Mw/h - che è stato il livello massimo raggiunto dal 2017 prima dell’inizio della crisi energetica e che rappresenta il margine oltre il quale iniziano i guadagni per chi produce gas naturale – questa soglia sarebbe soltanto per la Russia o per tutti i Paesi? L’Italia vorrebbe che il price cap fosse “su tutte le transazioni fisiche e finanziarie negli hub europei e non solo con quelle con la Russia” come ha scritto il Mite in una nota

Ma se dovesse passare la linea europea di “prendersela” solo con la Russia ci troveremmo di fronte a uno scenario senza senso: in sei mesi Mosca ha guadagnato oltre 180 miliardi di euro dalla vendita di energia all’Europa. Con questi soldi ha ovviamente potuto finanziare la campagna contro l’Ucraina, che pure si sta protraendo oltre ogni misura. Oggi, dopo mesi di pressione da parte di Mario Draghi in primis, l’Europa si desta dal suo torpore e scopre che – ohibò – siamo stati proprio noi a finanziare la folle guerra di Putin. E allora mettiamo il tetto al prezzo del gas ora, quando abbiamo riempito l’82% degli stoccaggi, senza aver capito esattamente come fare a meno di Mosca. Un’idea singolare. Ricorda quell’altra decisione, di Christine Lagarde, di non ritoccare i tassi perché l’inflazione sarebbe stato un fenomeno passeggero, anche quando l’economia volava. E poi decidere di aumentarli di 1,25% tra luglio e settembre proprio mentre l’economia rallenta. Geniale. Speriamo che questa volta la lezione sia stata capita.
 

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