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Tim, la strada stretta di Calenda. Spin-off rete, il jolly di Bollorè

Telecom Italia, per analisti rischio “golden power” limitato, ma Bolloré potrebbe giocare d’attacco scorporando la rete fissa

Dopo l’annuncio dato dal ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda dell’avvio di un’istruttoria volta a capire se il governo abbia o meno diritto di far valere il suo “golden power” in Telecom Italia, tra gli analisti di Piazza Affari serpeggia molta perplessità sugli sviluppi concreti della vicenda e sulla quantificazione dei rischi per l’ex monopolista telefonico italiano. Il decreto legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, nella legge 11 maggio 2012, n. 56, ne prevede l’utilizzo in 5 settori strategici: difesa e sicurezza nazionale, energia, trasporti e telecomunicazioni, in caso in cui il soggetto che esercita il controllo sia europeo.

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I “poteri speciali” previsti dalla normativa, varata anche al fine di aderire alle indicazioni e alle censure sollevate in sede europea su tale materia, prevedono tra l’altro la facoltà di dettare specifiche condizioni all’acquisito di partecipazioni, di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie e di opporsi all’acquisto di partecipazioni. L’esercizio di tali poteri deve comunque essere attuato senza discriminazioni ed è ammesso solo se si fonda su “criteri obiettivi, stabili e resi pubblici” e se è giustificato da “motivi imperiosi di interesse generale”.

L’art. 7 del decreto-legge n. 34 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, autorizzava inoltre la Cassa depositi e prestiti (Cdp) ad assumere partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale, in termini di strategicità del settore di operatività, di livelli occupazionali, di entità di fatturato ovvero di ricadute per il sistema economico-produttivo del paese, operanti nei settori della difesa, della sicurezza, delle infrastrutture, dei trasporti, delle comunicazioni, dell’energia, delle assicurazioni e dell’intermediazione finanziaria, della ricerca e delll’innovazione ad alto contenuto tecnologico oltre che dei pubblici servizi.

L’invocazione, eventuale, del “golden power” da parte del governo, che parrebbe poter essere formalmente resa possibile dalla mancata comunicazione ufficiale da parte di Vivendi, come invece previsto dalle legge, del raggiungimento di un ruolo di diretta influenza in Telecom Italia, si intreccia alla vicenda Fincantieri-Stx France e all’ inasprimento nei rapporti tra Italia e Francia dopo che Parigi ha usato il suo diritto di prelazione per stoppare l’acquisizione del 66,67% dei cantieri di Saint-Nazare da parte del gruppo italiano, controllato proprio da Cdp.

Già la sola possibilità di un nuovo fronte di contrapposizione tra il governo e Vivendi, commentano stamane gli analisti di Websim “è di per sé una notizia negativa”, tanto che Telecom Italia cede un punto percentuale in borsa ridiscendendo verso gli 86,3 centesimi per azione, mentre a Parigi Vivendi oscilla appena sotto i 20 euro per azione, in calo di circa mezzo punto. Al momento, tuttavia, non sembra verosimile che Cdp acquisisca una partecipazione di controllo nel capitale dell’ex monopolista ed in generale, notano gli analisti, “le azioni possibili da parte del governo appaiono piuttosto limitate e pensiamo che i legali riusciranno ad appianare la situazione”.

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Scettici circa una escalation appaiono anche gli uomini di Equita Sim: “Il Governo non può impedire il cambio di controllo a soggetti comunitari, ma può imporre dei “remedies” a tutela degli interessi pubblici”. Quale potrebbe essere il rischio maggiore per Vincent Bolloré, già stoppato all’Agcom su Mediaset? Secondo gli analisti è “difficile pensare che i “remedies” possano forzare uno spin-off della rete. Un caso particolare potrebbe essere rappresentato da Sparkle, la rete internazionale di Tim, che potrebbe rientrare tra gli asset di sicurezza nazionale, su cui il Governo ha poteri più stringenti”, ipotesi che sembra convincere anche i colleghi di Websim. 

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Quello che nonostante le smentite di Calenda è chiaro a tutti è che “le discussioni sembrano prevalentemente guidate da considerazioni politiche, intrecciandosi in questo momento considerazioni elettorali, le negoziazione con la Francia su Stx-Fincantieri, l’idea del Governo di riportare la rete Telecom sotto controllo pubblico e il tema sul controllo di Mediaset”. Motivo per cui, aggiungono gli uomini di Websim, il governo potrebbe cercare “altri ambiti in cui far valere la sua influenza”.

Quali possano essere in concreto, al di là di Sparkle, nessuno pare saperlo, nel frattempo si iniziano a studiare le possibili “contromisure” che lo stesso Bolloré potrebbe varare per giocare d’anticipo, ad esempio lo scorporo e quotazione della rete Tim. Secondo Mediobanca Securities “la quotazione di Inwit ha dimostrato l’interesse per l’infrastruttura tlc” da parte degli investitori e quindi Bolloré e i suoi uomini potrebbero farci seriamente un pensierino, visto che un’eventuale Ipo “potrebbe funzionare e potrebbe anche arrivare a dimezzare quasi il debito di Telecom Italia”.

Per di più, in termini di valutazione “il business italiano scambia a 4,7 volte l’Ebitda rispetto alle 6,4 volte del settore: una Ipo da 20 miliardi si confronterebbe con una capitalizzazione di mercato di 17 miliardi euro del gruppo nel suo complesso”. Così, se Telecom Italia decidesse di quotare la rete fissa di Tim (magari con un’operazione che potrebbe vedere la partecipazione di Cdp nelle vesti di “cornerstone investor”), la valutazione implicita “dell’anima commerciale” del business italiano secondo gli uomini di Piazzetta Cuccia “sarebbe sotto le 3 volte l’Ebitda, o a uno sconto di oltre 50% rispetto ai concorrenti”.

A questo punto resta da capire se tutto questo si risolverà nella classica “tempesta in un bicchiere” d’agosto e già a settembre, con una possibile intesa sul dossier Stx France-Fincantieri. di “golden power” in Telecom Italia e dello scorporo della rete non si parlerà più. O se, al contrario, Bolloré romperà gli indugi, separerà e quoterà la rete fissa di Tim per poi stringere un patto sui contenuti con Canal+ (ed eventualmente Mediaset) e trasformerà Tim in una società editoriale pura.

Luca Spoldi