Fibercop accoglie con soddisfazione la decisione del Tribunale di Milano che ha rigettato integralmente il ricorso cautelare ex art. 700 promosso da Tim nei suoi confronti. La società guidata da Pietro Labriola aveva chiesto al Tribunale di ordinare a Fibercop di comunicare ad Agcom le condizioni economiche relative ai servizi previste dal Master Service Agreement (MSA).
Ma nell’ordinanza depositata il 21 luglio 2026, il Tribunale ha escluso la sussistenza dei presupposti per la tutela cautelare richiesta da TIM, ritenendo che l’interpretazione dell’MSA prospettata dalla ricorrente non trovi riscontro nel contratto. Il Tribunale ha inoltre affermato che i prezzi previsti dall’MSA non risultano applicabili nelle aree soggette al quadro regolatorio definito dall’Agcom e ha escluso che Fibercop fosse tenuta a effettuare la comunicazione richiesta. In pratica Tim aveva chiesto al Tribunale di Milano di obbligare Fibercop ad applicare i vecchi prezzi pattuiti nel Master Service Agreement siglato al momento della cessione della rete. E dunque i nuovi listini, approntati da Fibercop, per l’uso della rete ovviamente più cari di quelli precedenti, sono validi.
Oltre a Tim anche gli altri gestori ossia Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno protestato contro i rincari dei prezzi contenuti nella proposta del nuovo listino di Fibercop che dovrebbe entrare in vigore da settembre. Secondo i gestori gli aumenti rischiano di comprimere ancora i margini che sono già bassi bassi e dunque questi aumenti di prezzo all’ingrosso si trasferiranno sui clienti finali.
La parola finale spetterà comunque all’Agcom che ha già rilevato criticità sul nuovo listino all’ingrosso di Fibercop. Gli aumenti peserebbero sui conti di Tim che è il primo cliente di Fibercop e rappresenta il 52% dei suoi ricavi.

