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Internet, parchi di divertimenti o moda? Fate la vostra puntata: mentre gli occhi di tutti oggi erano sul debutto di Twitter al Nyse, già dalle prossime settimane si preannuncia una nuova ondata di debuttanti sui principali listini azionari mondiali, per la gioia (o il dolore) degli investitori istituzionali e retail.

Il canarino azzurro dal canto suo non ha deluso: con un prezzo di collocamento di 26 dollari per azione (a metà circa dell’ultima forchetta indicativa di 25-28 dollari, ma ben oltre il massimo dell’iniziale indicazione di 17-20 dollari a titolo), la società ha incassato oltre 1,8 miliardi, ossia quanto nel 2004 portò a casa Google (che però debuttava in utile, mentre Twitter finora ha sempre chiuso i bilanci in rosso e nei primi nove mesi di quest’anno ha già perso altri 80 milioni di dollari), ed ha visto la sua valutazione balzare a 14,2 miliardi di dollari, ossia 12,4 volte le vendite attese per il 2014 (1,14 miliardi di dollari, rispetto ai 317 milioni di dollari dei primi 9 mesi del 2013). Per fare un paragone mercoledì sera il titolo Facebook trattava a 11,6 volte le vendite, LinkedIn a 12,2 volte.

Ciò nonostante dopo un primo scambio a 45,1 dollari gli investitori si sono letteralmente accapigliati per cercar di mettere le mani su qualche titolo (volato fino a un massimo di 50 dollari), nonostante molti analisti temano che chi pagherà più di 40 dollari per azione si scotterà le dita. Che sarebbe andata a finire così era del resto quasi inevitabile, visto che collocando appena 70 milioni di azioni a fronte di una domanda pari a 30 volte tanto la società di microblogging fondata da Jack Dorsey e Evan Williams ha messo sul mercato appena il 14,8% (destinato a salire al 17% in caso di integrale esercizio, entro i prossimi 30 giorni, dell’opzione concessa ai collocatori su altri 10,5 milioni di azioni) del capitale sociale, come evidenziava il prospetto ufficiale (qui il documento originale).

Se per chi acquista in queste ore vi è dunque il rischio di finire come i primi investitori di Facebook, che dopo una fugace fiammata iniziale dovettero attendere oltre un anno per vedere le quotazioni risalire sopra i 38 dollari del collocamento (e qualcuno ancora si morde le mani per aver venduto sui minimi assoluti di neppure 17,73 dollari visti a inizio aprile dello scorso anno), per poi risalire sino a sfiorare i 55 dollari lo scorso 18 ottobre, l’elenco di società che potrebbero approfittare del rinnovato interesse per le matricole di borsa suscitato dal fortunato debutto di Twitter è lungo in tutto il mondo, Italia compresa.

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