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Dopo una mega-svalutazione dell'avviamento che aveva generato una perdita contabile di 1,84 miliardi nel 2011, Ubi Banca chiude il 2012 tornando in nero con un utile di 82,7 milioni di euro, dei quali 45 verranno distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendo (5 centesimi). A Piazza Affari il titolo crolla a -6,38%.

Oltre alla recessione che ha frenato gli impieghi alla clientela, il gruppo lombardo guidato da Victor Massiah ha scontato la contabilizzazione di 101,9 milioni di oneri netti per gli esodi incentivati. Esuberi definiti in sede di piano industriale (650) e che mirano a contenere i costi (risparmi per circa 100 milioni a regime) e in linea (assieme alla chiusura di 40 filiali) con quanto effettuato anche dagli altri istituti di credito tricolore.

Tutti i margini della gestione economica mostrano un andamento favorevole: proventi operativi a 3,526 miliardi (+2,6% anno su anno), oneri operativi a 2,266 miliardi (-5,1% o -6,2% al netto delle componenti non ricorrenti), risultato della gestione operativa a 1,259 miliardi (+20,1%) e un utile dell’operatività corrente al lordo delle imposte a 323,1 milioni (+14,6%). La debolezza della domanda, l’alleggerimento nel comparto del large corporate e l’uscita dai settori a maggior rischio e dai business non-captive hanno comportato invece un contrazione degli impieghi a 92,9 miliardi (-6,8% anno su anno).

Cresce comunque la quota di impieghi di pertinenza della clientela core al 75% nel 2012 dal 74% nel 2011 (era il 70,5% nel 2010). Sempre tra gli aggregati patrimoniali, la raccolta diretta da clientela ordinaria si è attestata a 80,3 miliardi (+1% anno su anno).

Per quanto riguarda la qualità del credito, le sofferenze nette sono cresciute a 2,95 miliardi dai 2,48 del 2011, con un’incidenza sul totale crediti netti del 3,18% rispetto a un dato di sistema per il settore privato pari al 3,35%. Complessivamente lo stock di crediti deteriorati netti (sofferenze, incagli, ristrutturati escaduti/sconfinanti) si è attestato a 8,1 miliardi, in crescita rispetto ai 6,3 miliardi del 2011, con un’incidenza dell’8,73% sul totale crediti netti "per effetto del deterioramento del contesto economico e anche a seguito della riorganizzazione del comparto credito al consumoe del leasing", spiega una nota.

"Il contesto di riferimento italiano", indica Ubi in merito alla prevedibile evoluzione della gestione, "è previsto essere ancora caratterizzato da un'assenza di crescita, con conseguente impatto negativo sul complesso dei fattori economici di riferimento. Si ritiene pertanto di confermare le linee guida gestionali finora adottate dal gruppo, che consentono di attraversare la crisi con ragionevole prudenza".

 

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