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Economia
Da UniCredit a Buzzi: le aziende italiane alle prese col rischio Ucraina


I violenti scontri di piazza esplosi dopo la decisione del governo ucraino di rinviare la firma dell’accordo di associazione e di libero scambio con l'Unione europea la settimana scorsa (stante la distanza tra gli aiuti chiesti dall’Ucraina a “compensazione” dell’adozione degli standard europei, pari a 160 miliardi di dollari, e quanto la Ue è pronta a offrire, 10 miliardi) hanno causato un centinaio di morti accertati e diverse centinaia di feriti in Ucraina, mentre non hanno finora causando troppi sconquassi sui mercati azionari europei e tanto meno a Milano, relativamente poco esposta a Kiev sotto il profilo economico. 

La situazione potrebbe tuttavia rapidamente cambiare ora che la Ue ha deciso di imporre sanzioni (per il momento congelando gli asset detenuti dai funzionari ucraini, negando loro i visti di viaggio e sospendendo le licenze di esportazione per attrezzature come la tenuta antisommossa usata per reprimere le proteste) e che Standard & Poor’s ha tagliato da “CCC+” a “CCC” il rating sovrano ucraino, mantenendo un outlook negativo. Gli esperti dell’agenzia di rating hanno notato come vi sia un rischio crescente che il governo del presidente Viktor Yanukovych (considerato filo-russo, ndr) non sia più in grado di pagare gli interessi sul debito pubblico: “Pensiamo che l’Ucraina subirà un default in assenza di un significativo mutamento delle circostanze, che non prevediamo” si legge in una nota dell’agenzia di rating. 

Il paese più esposto nei confronti dell’Ucraina è ovviamente la Russia: Vladimir Putin non ha del resto alcuna intenzione di perdere la sua influenza su Kiev ed ha già “ricompensato” la retromarcia di Yanukovich tagliando il prezzo del gas dovuto a Gazprom e si è impegnata ad acquistare titoli governativi ucraini per un totale di 15 miliardi di dollari, anche se dopo una prima tranche di aiuti tutto si è bloccato), le cui banche hanno una quota di mercato attorno al 12% e che alla fine del primo semestre 2013 avevano un’esposizione di una trentina di miliardi di dollari a fronte di 105 miliardi di capitale Tier1 complessivi, secondo le stime di Moody’s, che già in dicembre avvisava come le sofferenze del sistema bancario ucraino potessero equivalere al 35% degli impieghi totali.

Con una guerra civile alle proprie porte, la Ue cerca, con Francia e Germania in prima linea, di far calare la tensione, ma secondo molti osservatori né colloquio coi ministri degli Esteri della Ue né qualche concessione da parte del governo potranno placare la folla, visto che Yanukovych, forte del sostegno del Cremlino, non appare minimamente intenzionato a dimettersi e piuttosto cerca di dar vita a un governo di coalizione che varerebbe un piano di riforme istituzionali, da realizzare entro settembre, tra cui alcune limitazioni ai poteri del presidente. L’Italia, dal canto suo, con l’Ucraina ha registrato nei primi dieci mesi dello scorso anno esportazioni per complessivi 1,57 miliardi di euro a fronte di importazioni per 1,87 miliardi circa, concentrate in particolare nei settori dei macchinari industriali (350 milioni di export, 302 milioni di import), dell’abbigliamento (194 milioni di esportazioni, 159 milioni di importazioni) e dei prodotti chimici (115 milioni di export, 118 milioni di import).

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