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Economia
Renzi teme di finire come Hollande. Le ragioni della lite Ue-Italia

Prima delle scintille di ieri e oggi, che non ci fosse un grande feeling lo si era già capito in due momenti precisi. Il primo risale a poco prima dell'estate quando erano aperti i giochi in Europa fra leader europei, Ppe e Pse per la scelta del successore di Barroso (Renzi aveva espresso dei dubbi proprio su Jean Claude Juncker in quanto, come Mr Euro, era espressione della vecchia Europa votata all'austerità e che non considerava invece come prioritaria la crescita economica). Il secondo, invece, in estate al momento della scelta della squadra di Juncker, in cui il presidente della Commissione Ue in pectore aveva chiesto a ogni Paese di esprimere una lista di preferenze per i posti disponibili di Commissari (mentre Renzi aveva subito alzato la voce, sottolinenando che le preferenze non valevano per la poltrona di Lady Pesc, già prenotata dall'italiana Mogherini).

Oltre al diverso temperamento, il fuoco fra il presidente della Commissione Ue Juncker e il primo ministro italiano Matteo Renzi cova in uno scontro che sta nel diverso gioco dei ruoli dei due leader e che proprio ieri è divampato perché le previsioni autunnali di Bruxelles sulla crescita economica del 2014 e del 2015 sono state il debutto di Juncker a capo dell'esecutivo comunitario nel suo primo atto formale.

Per quanto riguarda Juncker, l'ex Mister Euro è chiamato a ridare legittimità a un'organismo europeo considerato troppo sottomesso alla tracotanza tedesca durante il mandato Barroso, anni in cui l'euroscetticismo è cresciuto alimentato dagli assist forniti della crisi economica. Da qui, il richiamo all'ordine agli indisciplinati Renzi e Cameron, colpevoli di non rispettare adeguatamente le istituzioni comunitarie.

Per quanto riguarda Renzi, invece, l'enfant prodige della politica italiana si sta giocando in patria e in Europa la sua carriera per evitare di fare la fine di Francois Hollande, il presidente francese esponente della Gauche su cui il popolo transalpino riponeva grande fiducia per tornare alla grandeur passata dopo l'esperienza Sarkozy. Fiducia immediatamente evaporata dopo che gli scarsi risultati economici (la Francia è considerata il vero malato d'Europa con un deficit/Pil esploso oltre il 4%) hanno fatto piombare il nuovo inquilino dell'Eliseo ai minimi della popolarità. E per Renzi, che vuole stare al potere per 10 anni prima di autorottamarsi (così ha promesso a giugno), l'appuntamento con la crescita nel 2015 è una di quelle sfide senza appello, da non perdere assolutamente se non vuole essere rottamato. Non ha way out.

Fra il successo del segretario del Pd e l'appuntamento con la crescita ci si mettono infatti le decisioni della nuova Commissione Ue che arriveranno a stretto giro. Passato l'esame (che contava poco) con la Commissione Barroso (che non ha bocciato la legge di Stabilità italiana chiedendo una correzione del deficit strutturale che sia dello 0,2% e non dello 0,1% come aveva ritrattato invece l'Italia rispetto a un precedente impegno di un -0,5%), Renzi deve ricevere il bollino entro novembre sulla propria manovra ultra espansiva da 36 miliardi. Legge di Stabilità che, complici i rallentamenti delle vicine economie di Germania e Francia, porterà l'Italia a crescere solo dello 0,6% del Pil il prossimo anno. Al caro prezzo (con Bruxelles) però di rinviare il pareggio di bilancio e finanziare buona parte dei tagli fiscali (circa 10 miliardi di euro), operando in deficit. Un risultato che, giovandosi anche dell'effetto riforme messe in cantiere dal Governo, permetterebbe al Paese di interrompere la terribile spirale recessiva che qui da noi dura ormai dal lontano 2011. Renzi sa che in madrepatria le aspettative su di lui sono elevatissime.

Se la Commissione non permettesse al nostro Paese di invocare le circostanze eccezionali che consentono di interpretare con maggiore flessibilità le regole del Patto di stabilità europeo (deviazione temporanea dall'obiettivo di medio termine - riduzione del deficit strutturale di uno 0,5% per arrivare al pareggio di bilancio e andare successivamente a ridurre il debito - a causa della recessione) e chiedesse un'ulteriore manovra correttiva, rischierebbe di vanificare gli sforzi espansivi della legge di Stabilità italiana, uccidendo la flebile ripresa prevista da Palazzo Chigi (+0,6%) per il prossimo anno. Renzi dovrebbe dire addio ai propri sogni di far "cambiar verso all'Italia" e diventerebbe una meteora. Proprio come Hollande.

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