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Economia


 

unicredit ghizzoni

Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

Mentre i mercati restano incerti sull'evolversi della crisi cipriota e sul ruolo che vorrà recitare la Russia, qualche blue chips di Piazza Affari inizia a chiedersi se non sia il momento di riaccendere i motori e cercare di intercettare la crescita dei Paesi dell'area Cee (Centro-Est Europa) per rafforzare i propri margini e il proprio patrimonio.

UniCredit
, che con l'acquisizione Bank Austria è diventata fin dal 2006 l'istituto italiano più presente nella regione, cui fanno ormai capo, attraverso la Divisione Cee, circa il 20% dei ricavi del gruppo e ben il 90% degli utili, sta da qualche tempo avviando una revisione della propria presenza, con semplificazioni societarie (come le fusioni tra UniCredit Bank Ukraine e Ukrsotsbank e UniCredit Bank della Repubblica Ceca e tra UniCredit Bank Slovakia), accentramenti di attività (come la decisione di centralizzare il business sviluppato in Estonia, Lettonia e Lituania facendolo gestire dalla Lettonia) e dismissioni (la kazaka AtfBank è passata a KazNitrogenGaz e le attività assicurative nel Vita e nel Danni in Turchia sono sotto due diligence).

neve milano unicredit 6

Ora secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, Bank Austria potrebbe rafforzarsi patrimonialmente con un'emissione di bond lower tier 2, da collocare sul mercato o da far acquisire alla controllante italiana, allo scopo sia di rafforzare il patrimonio sia di disporre di mezzi freschi per cogliere eventuali occasioni sul mercato. Una formula che permetterà, se non ci saranno ulteriori crisi finanziarie e le valutazioni tra venditori e acquirenti collimeranno, di tornare ad effettuare acquisizioni sul mercato bancario Cee dove retail e corporate tramite la rete delle filiali hanno ancora molte potenzialità di crescita.

La mossa non sembra del resto incoerente col disegno che l'ultimo piano strategico di Piazza Cordusio, presentato nel novembre del 2011, ha evidenziato, ossia di ristrutturare le attività di Bank Austria, subholding cui fanno capo tutte le attività nell'Est Europa ad eccezione di quelle in Polonia, Russia e Turchia, uscendo dai mercati più problematici o dove la presenza del gruppo è meno significativa per concentrarsi dove ci sono tassi di crescita più interessanti e la possibilità di fare da subito leva su una quota di mercato rilevante. Il che potrebbe voler dire novità in arrivo in Ucraina e Repubblica Ceca, una volta stabiliti i dettagli del funding e l'obiettivo su cui puntare.

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