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Economia
UniCredit/ Usa e euro debole riportano la crescita in Italia nel 2015. Ma le stime sul Pil sono inferiori a quelle di Renzi

Stati Uniti (Pil +3%) che faranno da ancora da traino per la domanda globale e l'indebolimento dell'euro pro-export prossimo anno anche i bond sovrani faranno tornare la crescita in Italia nella misura PIL dello 0,5% nel 2015 (dopo il -0,4% del 2014 e uno 0,1% in meno rispetto alle previsioni del Del) e dell'1,1% nel 2016. E' quanto prevede UniCredit nell'outlook per il 2015, presentato oggi.

Secondo gli economisti di piazza Gae Aulenti "le esportazioni italiane dovrebbero trarre vantaggio dall'indebolimento dell'euro e dalla moderata ripresa della domanda globale. Questo dovrebbe supportare una graduale accelerazione della crescita degli investimenti a partire dalla seconda metà del prossimo anno, quando il clima di incertezza che sta attualmente gravando sulle prospettive della domanda domestica dovrebbe in parte dissiparsi portando un più marcato miglioramento degli indicatori di fiducia", spiegano.

"A sua volta, la ripresa del mercato del lavoro - aggiungono - registrerà un’accelerazione sul finire dell'anno, con una più sostenuta crescita dell'occupazione, sia pure a fronte di un lento calo della disoccupazione. Verrà così a rafforzarsi la ripresa incorso dei consumi nel settore privato, che ha già iniziato a beneficiare di una politica di bilancio più favorevole alla crescita e del calo dell'inflazione". 

Secondo UniCredit, "la politica di bilancio meno stringente del governo porterà nel 2015 ad una lenta riduzione del deficit (al 2,8% dal 3,0% del 2014), mentre nel 2016 le migliori prospettive di crescita dovrebbero ridurre il deficit ulteriormente al 2,4%. Il rapporto debito/PIL continuerà di conseguenza asalire il prossimo anno, per iniziare poi a scendere nel 2016".
 
L'Italia, che vedrà uno spread arrivare al minimo storico di 80 basis point sul finire del 2015, aggancerà tutti treni anche se con "un gap più ampio rispetto agli altri Paesi periferici della zona euro (come la Spagna), soprattutto per quanto riguarda gli investimenti. Un gap che si ridurrà un po' di più per l'occupazione e che si è quasi chiuso per i consumi", ha spiegato l'economista Loredana Federico.

Secondo l'economista di UniCredit che segue in particolar mondo l'Italia, il tasso di disoccupazione resterà in area 13% nel 2015 e nel 2016, "ma la ripresa dell'occupazione ci sarà e avrà un impatto sui consumi". Tra i fattori positivi sul fronte del mercato del lavoro, la Federico ha evidenziato il rientro dei cosiddetti scoraggiati e un buon livello di presenza femminile che proseguirà nel 2015 e nel 2016. Componente che ha beneficiato anche degli sgravi passati. 

Sul programma di Quantitative Easing della Bce molto atteso dal mercato, UniCredit ha assegnato una probabilità di 40-50% al varo dell'acquisto di titoli del debito sovrano nei prossimi 12 mesi. Mentre per quanto riguarda, infine, il mercato valutario, gli economisti della banca prevedono che il cambio euro/dollaro alla fine dell'anno prossimo si attesti a 1,15, in discesa dall'attuale 1,24.

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