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Economia
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Di Andrea Deugeni

"Circa 6.000 aziende italiane, di cui 4.000 seguite direttamente da UniCredit". E' la presenza delle imprese del nostro Paese nell'area Central-East Europe (Cee, escluse Turchia, Polonia e Russia). Una presenza che Gianni Franco Papa, responsabile della Divisione Cee del gruppo UniCredit, intervistato a Sofia in Bulgaria da Affaritaliani.it in occasione della presentazione del progetto "The branch of the future" (la filiale del futuro, ndr), definisce "notevole". "Numericamente parlando - spiega il banchiere che ha preso il posto che prima era dell'attuale ad Federico Ghizzoni - le aziende presenti nell'area Cee sono cinque volte di più di quelle che hanno avviato un'attività in Cina. Il totale dell'export dell'Italia nei confronti del Centro-Est Europa è sei volte superiore al totale di quello che dal nostro Paese va verso il Paese della Grande Muraglia. Flusso che UniCredit affianca con servizi a 360°". Il banchiere spiega poi le ragioni del perché conviene investire in questi Stati: "Vicinanza geografica, popolazione giovane, crescita molto forte, costo del lavoro molto basso e forza lavoro tecnicamente preparata".


L'INTERVISTA

Qual è la presenza degli imprenditori italiani da voi seguiti nell'area Cee?
"Nell'area del Centro Est Europa, ci sono circa 6.000 aziende italiane o partecipate da gruppi del nostro Paese e noi, come UniCredit, ne seguiamo circa 4.000 mila. E' una presenza importante. Faccio un raffronto che consente di capire immediatamente l'ampiezza della presenza italiana nel Centro-Est Europa: le aziende del nostro Paese che operano in quest'area sono numericamente cinque volte di più di quelle che sono presenti in Cina, con un totale di export dell'Italia nei confronti del Centro-Est Europa che è sei volte superiore al totale dell'export italiano verso la Cina. E nel Paese della Grande Muraglia la popolazione è tre volte e mezzo più numerosa di quella del Centro-Est Europa. Una dato che caratterizza ancora l'importanza del fenomeno. Il 22% delle aziende italiane che stanno all'estero, poi, operano proprio nell'area Cee. Aggiungo che tutti questi, sono del 2011, oltretutto in continua crescita".

Quali i settori industriali maggiormente gettonati dagli imprenditori italiani?
"Le imprese del nostro Paese sono presenti un po' in tutti i settori economici. Sia dal lato della produzione: penso ai macchinari industriali, alla lavorazione del pellame, al tessile, all'automotive e all'agricoltura. Sia dal lato delle costruzioni: penso alle infrastrutture. Poi c'è il settore molto dinamico dell'energia come gas e rinnovabili. Negli ultimi tre anni, abbiamo registrato un forte sviluppo proprio nel settore delle energie alternative, anche grazie ad alcuni incentivi che sono stati concessi in alcuni di questi Paesi. Bulgaria, Romania e Serbia in primis".

 

unicredit

Perché in imprenditore italiano dovrebbe investire nell'area Cee e non ad esempio in Cina?
"L'area Cee rappresenta un po' il 'backyard' (cortile, ndr) dell'Europa Occidentale. Innazitutto, c'è una prossimità geografica molto forte. C'è una crescita dell'economia che mediamente è più alta di quella registrata nella parte Occidentale. Per il 2013 prevediamo una crescita media del Pil del 2% superiore. C'è, poi, una facilità di movimenti che consente di far fruttare al meglio il proprio business".

E cioè?
"Investendo ad esempio in alcuni Paesi come la Serbia, un imprenditore italiano, grazie all'accordo che è stato siglato da Belgrado con Mosca, può esportare in Russia, evitando il pagamento dei dazi. Aspetto, dunque, che favorisce la scelta di produrre in Serbia per esportare in Russia. Oltre a crescere, quelli dell'area Cee sono anche mercati con una popolazione giovane che ha un'età media molto inferiore a quella che si registra in Europa Occidentale. Infine, c'è un costo del lavoro decisamente inferiore (in Bulgaria, ad esempio, lo stipendio medio è di circa 300 euro, ndr) e, quindi, ci sono tutti i motivi per investire in questi Paesi per poi vendere sia qui nella parte occidentale. Aggiungere un ultimo fattore".

Prego...
"Nella forza lavoro, c'è anche una capacità di saper fare. Questi Paesi avevano una base industriale. Il lavoratore è dotato quindi di una conoscenza e di una capacità tecnica molto sviluppata".

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