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Economia
marco valli
 

 

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Gli economisti di UniCredit vedono rosa per l'Italia quest'anno e il prossimo. Ma per il 2014, quando il "Pil dovrebbe crescere dello 0,7%", si definiscono "cautamente ottimisti". Il motivo? "Si tratterà di una ripresa modesta guidata in gran parte dalle esportazioni e un pochino, magari, dagli investimenti in beni intermedi, ma non probabilmente dai consumi", spiega in una videointervista ad Affaritaliani.it Marco Valli, capo economista Eurozona di UniCredit.

"L'aggiustamento sul mercato del lavoro non è ancora compiuto e probabilmente i consumi quest'anno saranno destinati ancora a stagnare. Meglio il prossimo, invece, perché il tasso di disoccupazione inizierà a calare verso la fine del 2014", aggiunge l'esperto.


L'INTERVISTA

Cosa sta succedendo sui mercati con le difficoltà dei Paesi emergenti?
"Su quelle aree stiamo assistendo a un aumento della volatilità e dell'avversione al rischio che ha colpito soprattutto quei mercati che sono maggiormente sensibili alla fase di tapering della Federal Reserve. Paesi che sono più dipendenti e hanno maggiormente bisogno di capitali esteri, anche se ci sono segnali che questa turbolenza si è allargata poi a Paesi che dal punto di vista dei fondamentali sono più solidi".

E quindi c'è da preoccuparsi?
"E' un movimento da seguire con attenzione, soprattutto qualora i sintomi di contagio dovessero permanere o intensificarsi. Per il momento, rimaniamo della nostra view e cioè che la debolezza strutturale dei Paesi ad alto deficit delle partite correnti, come ad esempio la Turchia e il Sudafrica, ma non solo, è destinata ad essere un elemento chiave, perché questi Paesi andranno incontro a un ulteriore pressione man mano che la Fed avanzerà nella fase di tapering. Mentre invece non vediamo nel nostro scenario centrale un aumento del rischio contagio nei Paesi con fondamentali più solidi. Se questo invece dovesse materializzarsi, inizieremmo a vedere qualche rischio al ribasso per i mercati soprattutto nel breve termine".

La crisi degli Emergenti sarà un pretesto per gli investitori per passare all'incasso, dando ail via a una lunga correzione degli indici azionari dopo il rally del 2013?
"E' difficile dirlo. E'molto facile invece spiegare che nei mesi precedenti gli indici azionari hanno registrato delle performance di tutto rispetto. Quindi, è probabile che questa situazione possa offrire a qualche investitore il pretesto per alleggerire alcune sue posizioni, soprattutto quelle più rischiose. Secondo noi, rimarrà tutto però nell'ambito del fisiologico. Bisognerà vedere e monitorare poi quanto questa fase sia destinata ancora a continuare. Guarderemo con molta attenzione se il mercato farà fatica a distinguere fra Paesi emergenti dai fondamentali più solidi e fra quelli invece che finiranno sotto pressione man mano che la banca centrale Usa ritirerà dal mercato i propri stimoli monetari".

Avete parlato di "cauto ottimismo" sull'Italia nell'outlook 2014, perché?
"Ottimismo, perché finalmente torneremo a crescere. Stimiamo un Pil in espansione dello 0,7%, dopo una contrazione dell'1,8% del 2013. Cauto, invece, perché si tratterà di una ripresa modesta guidata in gran parte dalle esportazioni e un pochino, magari, dagli investimenti in beni intermedi, ma non probabilmente dai consumi, perché l'aggiustamento sul mercato del lavoro non è ancora compiuto. Probabilmente, quindi, i consumi quest'anno sono destinati ancora a stagnare, per crescere invece l'anno prossimo".

A proposito di mercato del lavoro, quando inizierà a riprendersi e quando comincerà finalmente a calare il tasso di disoccupazione?
"In Europa ci siamo probabilmente vicini. In Italia, invece, bisognerà aspettare la parte finale dell'anno".

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