Il caldo eccessivo rischia di costare al turismo italiano fino a 3,7 milioni di pernottamenti estivi e 214 milioni di euro all’anno. Secondo un’indagine di Demoskopika, le temperature sempre più elevate potrebbero penalizzare soprattutto le località balneari del Sud, favorendo invece i viaggi durante i mesi più miti di primavera e autunno.
Da 18 a 30 giornate roventi tra luglio e agosto: il rischio cresce per le località balneari
Un giorno d’estate su due con temperature percepite di almeno 33 gradi. È quanto emerge dall’analisi dell’istituto Demoskopika, che ha studiato gli effetti del cambiamento climatico sul turismo italiano e sulle abitudini di viaggio. Negli anni Novanta, tra luglio e agosto, le località turistiche registravano mediamente 18 giornate di caldo intenso sulle 62 complessive. Nell’ultimo decennio sono diventate 30, con un aumento di circa due terzi. E le previsioni indicano un ulteriore peggioramento: tra il 2027 e il 2036 potrebbero arrivare a 35 giorni per estate.
Secondo lo studio, il clima attuale potrebbe comportare una perdita fino al 2,3% delle presenze turistiche estive, rispetto a quelle che si registrerebbero con le temperature degli anni Novanta. Si tratta di una stima degli effetti del caldo, non di pernottamenti già cancellati. Entro il 2036, mantenendo invariati i flussi turistici, il numero di notti a rischio potrebbe salire fino a 5,2 milioni all’anno.
Calabria, Puglia ed Emilia-Romagna le regioni più esposte
A rischiare maggiormente è il Mezzogiorno balneare, che, pur rappresentando meno di un quarto delle presenze estive italiane, concentrerebbe il 36% delle perdite legate al caldo. Nell’indice di vulnerabilità turistica elaborato da Demoskopika, la Calabria occupa il primo posto con 79,8 punti su 100, seguita dalla Puglia con 78,2 e dall’Emilia-Romagna con 77,7.
Le conseguenze si rifletterebbero anche sulla spesa dei viaggiatori. Secondo le simulazioni dell’istituto, il caldo potrebbe provocare una riduzione di 294 milioni di euro durante l’estate, parzialmente compensata da 80 milioni di maggiore spesa in primavera e autunno. Il saldo negativo arriverebbe così a 214 milioni di euro all’anno.
Il turismo cambia calendario: settembre e aprile guadagnano pernottamenti
Le temperature più miti durante le stagioni intermedie potrebbero invece spingere più persone a viaggiare fuori dai tradizionali mesi estivi. Demoskopika stima circa 900mila pernottamenti aggiuntivi all’anno in primavera e autunno. A beneficiarne maggiormente sarebbero settembre, con 248mila notti in più, e aprile, con 210mila. Seguono ottobre con 178mila e novembre con 126mila. Secondo le elaborazioni dell’istituto, ogni grado aggiuntivo di temperatura massima nei mesi intermedi potrebbe determinare un aumento dell’1,1% delle presenze dei turisti italiani.
Lo studio sarà al centro del confronto sul cambiamento climatico al TTG Travel Experience di Rimini, dove è prevista anche la presentazione dell’indagine Enit dal titolo Climate change: evoluzione di imprese e destinazioni turistiche in Europa e in Italia.
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